Giovedì
09 settembre 2010
 

Sei il visitatore:

Luoghi di provenienza dei visitatori

Creative Commons License


Anno 1972 - I edizione
"Natale nel mondo"

          

Cliccando sulle foto potrai vedere le immagini ingrandite

Realizzato nell'area ricavata dalla demolizione della curt d'Assisi adiacente alla chiesa parrocchiale, questo primo presepio stupisce tutti per la novità e la vastità della superficie che ricopre. Ecco la storia, arricchita da molti aneddoti…


Un articolo pubblicato da Catia Comi sull'informatore parrocchiale Il Venegonese, che da un anno esce nella sua nuova veste grafica come inserto del mensile diocesano Il Segno, così descrive la nascita del Presepio vivente: "Forse è nato così da un'idea appena sussurrata, da una di quelle idee che non lasciano tempo a riflessioni o ripensamenti e ci si ritrova lì tutte le sere alle prese con travi, calce, chiodi, impalcature ed altri e svariati materiali…".
La frase sintetizza perfettamente lo spirito che anima un gruppo di giovani e non nell'affrontare l'avventura di questa prima edizione.

I primi passi

Raccolto l'entusiasmo iniziale di molte persone, ci si trova però di fronte a problemi più pratici quali la scelta del tipo di costruzione, quali mezzi utilizzare, che materiale impiegare.
Per non pesare sulle finanze parrocchiali ci si appoggia alla Società Ginnastica Arcobaleno il cui Consiglio accetta di sostenere l'iniziativa, mentre l'impresa edile di Tenti e Cremona si offre per la fornitura del materiale da costruzione (non a caso Carlo Cremona, uno dei titolari, è anche presidente dell'Arcobaleno).
Risolto il problema della disponibilità dei mezzi, rimane da affrontare quello di come realizzare il presepio e di cosa proporre ai visitatori. L'inesperienza e la novità dell'iniziativa non sono certo di aiuto.

La scenografia

Si decide infine di costruire una struttura in tubi da ponteggio in cui trovino spazio la Natività, un panorama palestinese e alcuni quadri in cui sistemare scenografie simboliche dello spirito del Natale. Per lo studio e la realizzazione di questi ultimi l'idea è di coinvolgere i gruppi dei giovani dell'oratorio o che operano in parrocchia.
Il gruppo missionario realizza un presepio di ambientazione africana per significare la missionarietà del cristiano. I giovani dell'oratorio scelgono di realizzare un grosso scarpone che richiama al cammino sulla strada dell'amore che Gesù ci ha indicato. In un altro quadro trova posto un mondo su cui è proiettata la sagoma di Gesù Bambino che simboleggia la creazione del mondo e la venuta del Cristo, mentre in un ultimo quadro si decide di ricostruire un presepio ambientato nel ghiaccio (realizzato in pannelli di polistirolo forniti dalla ditta Sordelli) per simboleggiare come molti accolgano in modo freddo, glaciale appunto, la venuta del Messia.
La scenografia è completata da un'alta montagna (sotto la quale è posizionata la cabina "regia" e quindi chi manovra le luci non ha la possibilità di vedere l'esterno e opera ad "orecchio"!) e da un villaggio palestinese con relativo minareto e con case a grandezza naturale. La realizzazione di questo villaggio, in gran parte opera di Ugo Pertile, richiederà quattro giorni di lavoro effettuato tutto sotto una pioggia battente che non concede tregua; per realizzare il panorama palestinese e la montagna vengono utilizzati dei vecchi tappeti in dotazione alla chiesa parrocchiale che don Carlo Lucini intende dismettere date le penose condizioni.
Le metodologie utilizzate sono piuttosto primitive. I vari quadri sono sistemati in grotte realizzate da una struttura portante in filo di ferro rivestita da vari strati di carta incollati fra loro, mentre per raccordarle e collegarle viene fatto uso di lana di roccia modellata e dipinta in modo sommario. Gianfranco Pomarolli ricorderà per parecchio tempo il prurito della lana di roccia mentre la moglie Antonietta ricorderà gli innumerevoli bucati necessari a lavare gli indumenti. È facile immaginare le condizioni di chi lavora al presepio: vestiti intrisi di colore delle più varie tonalità e dita impiastricciate di colla.
Tutto lo spazio destinato al presepio viene appositamente delimitato da una recinzione che impedisce la vista dall'esterno, in modo da accrescere il clima di attesa nei confronti di una realizzazione del tutto nuova per Venegono.
Lo spazio destinato ad accogliere il pubblico è circoscritto da una staccionata ed il fondo fangoso è reso più agevole con diversi camion di ghiaia forniti dalla ditta di Fabio Premazzi.
Il numero limitato di braccia, gli imprevisti e l'inesperienza rendono lento l'avanzamento dei lavori e costringono ad un impegno che si protrae anche nelle sere dei giorni feriali, oltre che al sabato e alla domenica. Più di una volta anche don Carlo si presenta sul "cantiere" munito di martello per dare una mano.
Le condizioni climatiche non sono delle migliori: freddo e nebbia non mancano; esiste però un punto di ristoro al bar da Carlino dove un camino sempre acceso e la cordialità della signora Pina attendono gli infreddoliti lavoratori.

Il messaggio

La manifestazione viene intitolata Natale nel mondo per racchiudere in poche parole il lavoro dei molti gruppi parrocchiali che hanno aderito: l'Africa, i ghiacci dei Poli, la Palestina sono simboli del mondo dove Gesù viene fatto nascere con l'intento di far meditare il visitatore.
Possiamo, infatti, sicuramente affermare che né in questa né nelle edizioni future ci si limiterà a "raccontare" la Nascita di Gesù, ma si cercherà di entrare nel Mistero trasformando la rappresentazione del Presepe in un momento, seppur umile, di catechesi.
Il discorso guida è realizzato per la prima e purtroppo unica volta da Valentino Doneda. È la Storia della Salvezza, dalla creazione alla venuta del Messia, raccontata attraverso alcuni versetti scelti della Bibbia e letti da Sandro Libralon, collegati e spiegati da una voce guida (lo stesso Valentino Doneda); l'unica concessione "teatrale" della registrazione è lasciata alla voce dell'angelo che è interpretata dal piccolo Alessandro Cremona.
Il testo chiude con un richiamo esplicito al pubblico affinché s'impegni a favore dei più poveri ("L'invito che il Messia ci rivolge è quello di camminare sulla strada che Egli ci ha aperto: la via dell'Amore. Questa strada ci condurrà inevitabilmente verso chi ha bisogno di noi: i missionari ne sono un esempio vivente…"), un accenno al significato vero del lavoro fatto per costruire il presepio ("Qualcosa abbiamo fatto: con stracci, cartaccia e buona volontà abbiamo voluto puntualizzare la nascita, lo sbocciare di un piccolo grande Bambino…"), e infine una frase di Giovanni XXIII regala un po' di commozione: "Ecco sono venuto. Mi avete visto. Ho fissato i miei occhi nei vostri, ho messo il mio cuore vicino al vostro cuore. Non vi preoccupate eccessivamente per me perché le valigie sono sempre pronte ed io sono prontissimo a partire.
Il nostro cuore penetra nelle vostre dimore, tutte illuminate dalla calda attesa della nascita del Salvatore. Vorremmo poterci attardare alla tavola dei poveri, nelle officine, nei luoghi di studio, vicino al letto degli ammalati e dei vecchi. A tutti noi vorremmo ripetere le parole dell'angelo: "Vi annuncio una grande gioia: è nato il Salvatore!"

Gli animali del presepio

Un lavoro particolarmente delicato è quello di realizzare la stalla della Natività in cui devono trovare posto i tradizionali animali: il bue (che poi è e sarà sempre una mucca!) e l'asino sono messi a disposizione da due contadini venegonesi (rispettivamente Tranquillo Vallini e Angelo Brunati), che accettano la "trasferta" dopo aver verificato, per l'incolumità degli animali, che la struttura sia sufficientemente solida e riparata.
Ogni sera lo stupendo e mansueto asino di nome Romeo viene ricondotto dalle due mascotte (Sergio Prevedello e Franco Sarti, ragazzini di dieci anni) nella sua stalla, entrambi cavalcandolo per le vie del paese. La mucca, invece, al termine delle rappresentazioni viene portata nella sua stalla dal suo proprietario con la biga attaccata ad un trattore.
Trovano posto, infine, anche alcune pecore e capre (messe a disposizione da Umberto Ganna di Venegono Superiore) protagoniste di una movimentata fuga dal recinto, con conseguente "caccia" per ricondurle all'ovile.

La stella che scende dal campanile

L'entusiasmo per essere riusciti a completare il lavoro con un risultato insperato, forse migliore di quanto ci si potesse aspettare, fa maturare un'altra idea, quella di far scendere dal vicino campanile la stella cometa sulla grotta della Natività.
Il problema della fune di supporto viene risolto da Edo Poretti, mentre quello dell'illuminazione della stella durante il suo percorso trova soluzione grazie a Pasquale Cremona che fornisce un cavo di lunghezza adeguata.
Dopo varie prove ci si rende conto che l'azionamento della stella richiede ben quattro persone: due situate dietro alla grotta e due poste nella cella campanaria.
Le peripezie maggiori vengono così superate e la stella è in grado di fare bella mostra di sé, assolvendo egregiamente al suo compito.

Il Babbo Natale con la slitta

"Già che semm a drè - propone qualcuno - perché femm minga 'l Babbo Natale?".
L'idea piace: si noleggia il costume a Milano e si sceglie Alessandro Limido (detto Lys) per impersonarlo.
"Sì - incalza qualcun altro - ma come lo presentiamo? A piedi non sta bene!".
Alcuni amici dispongono di una Fiat 600 non più circolante che potrebbe servire alla bisogna. I fratelli Bernardino, Costante e Vito Antognazza in poco tempo ne tagliano la capote, trasformandola in un modello cabriolet, la rivestono con pannelli di espanso a sembianza di una slitta e vi saldano sulla parte anteriore un supporto in ferro per sostenere la renna di polistirolo che Massimo Peron scolpisce da un grosso blocco.
Il risultato è che, nella gelida notte di quel Natale, la gente che esce dalla chiesa dopo aver assistito alla Messa di mezzanotte trova sul sagrato una grande slitta dalla quale Babbo Natale saluta e porge gli auguri.
Per le strade di Venegono e dintorni la slitta motorizzata circola per tutta la notte e Babbo Natale si presenta in alcune case per portare stupore e qualche piccolo dono ai bambini.
Dopo la nottata in bianco passata per le vie del paese, eccolo di nuovo nel pomeriggio al Presepio vivente per distribuire dei giocattoli che la Società Ginnastica Arcobaleno ha deciso di donare ai bambini.

Il giorno dell'Epifania

La mattina del giorno dell'Epifania viene proposta una marcia non competitiva, come se ne organizzano parecchie in questi anni, che viene denominata Da Presepio a Presepio. Il nome deriva dal fatto che la partenza della marcia avviene dal presepio dei Missionari Comboniani di Venegono Superiore mentre l'arrivo è situato presso il Presepio vivente di Venegono Inferiore in un ideale collegamento fra le due iniziative.
Nonostante la stagione ed il clima non propizio, partecipano a questa prima edizione 108 concorrenti.
Viene anche riproposta una tradizione iniziata nel 1951 e che si era interrotta nei primi anni '60: un corteo di re Magi a cavallo, con partenza dall'asilo e arrivo al presepio, reso possibile grazie alla disponibilità di tre amici che interpretano queste figure tradizionali.
Al termine della preghiera comunitaria guidata da don Carlo Lucini e da don Terenzio Borra, vengono liberati numerosi colombi forniti dal Gruppo colombofilo di Tradate.

Altri ricordi…

La registrazione del discorso guida viene effettuata a casa di Paolo Cairati, utilizzando un registratore Geloso a bobina di Benito Libralon.
La Sacra Famiglia, i pastori e l'angelo sono impersonati da bambini delle prime classi elementari, mentre si utilizza una statua di gesso per rappresentare Gesù Bambino.
Nei primi giorni dell'anno su tutto il presepio cade una leggera nevicata che dà un tocco poetico al lavoro finale.
Il banchetto che festeggia il completamento del presepio si svolge nella cantina della casa canonica ed è a base di polenta e baccalà alla vicentina.
Le offerte e le donazioni non permettono di coprire le molte spese sostenute per attrezzare ex novo questa prima edizione. A fronte delle 584.700 lire raccolte (301,97 euro), le uscite ammontano a 679.500 lire (350,93 euro); grazie tuttavia all'intervento della Società Ginnastica Arcobaleno il disavanzo è appianato e vengono offerte 250.000 lire (129,11 euro) per la costruzione della Casa della Giovane (questo il nome proposto inizialmente per La Benedetta).

 

M