Domenica
05 settembre 2010
 

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Anno 1992 - XXI edizione
"Il paese"

              

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Dopo il successo dell'anno precedente i Presepiatt si cimentano in una scenografia a tre livelli che risulterà essere la più ardita mai realizzata.
È sempre il cortile dell'oratorio maschile ad ospitare il presepio.


Analizzando il notevole successo della precedente edizione, gli organizzatori hanno la conferma che l'annuncio della Natività è più facilmente recepito dai visitatori se vengono presentate loro scenografie, personaggi e vicende che si avvicinano alle esperienze di vita vissuta. Lo spettatore ha così modo di riconoscersi e la proposta che gli viene presentata ha una più facile presa.
Si decide quindi di proseguire sulla strada della passata edizione, tentando di realizzare un'opera ancor più grandiosa dell'anno precedente.
Solitamente le idee per il presepio successivo nascono durante i lavori di smontaggio.
Anche questa volta si verifica la stessa situazione: cosa c'è di più ambizioso e scenografico della cascina con il suo cortile se non un paese?
È attorno a questa valutazione che si fa strada l'idea di realizzare un intero paese in cui ambientare una storia analoga a quella che Giuseppe e Maria vivono la notte della Natività.

Il racconto

In un villaggio dove l'indifferenza degli abitanti e il materialismo quotidiano avevano lasciato che la chiesa cadesse in rovina giungono due forestieri che cercano riparo per la notte, in quanto la donna sta per partorire. Rifiutati da tutti, vengono indirizzati nella vecchia
chiesa diroccata, oramai usata come stalla. La nascita del bambino trascinerà tutti gli abitanti in una gara di solidarietà nei confronti di questa famiglia, facendo così riscoprire loro la gioia dello stare insieme che li porterà alla decisione di ricostruire la vecchia chiesa quale luogo di riferimento per l'intera comunità.

La scenografia

La costruzione scenica è la più ardita fin qui realizzata. Per accentuare la profondità prospettica, infatti, si decide di sviluppare le case del paese a grandezza naturale, su tre piani. L'ultimo livello, delimitato da un arco, si trova a circa 6 metri da terra.
La realizzazione è resa possibile grazie all'utilizzo di una robusta struttura di ferro (offerta dalla ditta Optinova) che consente ai provetti carpentieri di disporre di una solida base su cui poggiare i pali destinati a sorreggere i tetti delle case. Ne nascerà un lavoro di effetto notevole: il paese risulterà molto realistico, con una scalinata che lo attraversa e su cui si affacciano case e botteghe. Viene inoltre deciso di portare all'attenzione dei visitatori, soprattutto quelli più giovani, arti e mestieri sempre più rari. Si raccolgono quindi attrezzi autentici per consentire alle comparse di interpretare i ruoli del ciabattino, dell'arrotino, del fabbro, dell'impagliatore di sedie, dell'oste, del macellaio e della lavandaia.

Il presepio tradizionale

Il presepio tradizionale, che al solito affianca quello vivente, si arricchisce con la presenza di nuove riproduzioni di monumenti storici. Giancarlo Cremona realizza perfette copie di legno della Collegiata di Castiglione Olona, del castello di Sirmione (MN) e del complesso di Santa Caterina del Sasso Ballaro. Sarà Mario Antognazza ad occuparsi di inserire i modelli nella scenografia raggiungendo come sempre, con meticolosa pignoleria, un eccellente risultato mentre Luciano Brun, con infinita pazienza, passerà ore intere ad arricchire le colline della scenografia con centinaia di piccoli "alberi" ricavati da rami di pino.

Altri ricordi…

La popolarità sempre più crescente del Presepio vivente fa sì che anche quest'anno la Rai si interessi all'evento mandando una troupe a Venegono per la realizzazione di un servizio che verrà in seguito trasmesso al TG regionale.
Bruno Maffioli e Giovanni Ferioli, da parte loro, realizzeranno una videocassetta che documenterà giorno per giorno l'evoluzione dei lavori e l'avanzamento della realizzazione.
Un'altra iniziativa parte con quest'anno: ai visitatori vengono regalate alcune cartoline che illustrano la passata edizione. Sono stampate grazie alla Cartografica Pusterla da fotografie di Aldo Balzarini. Aldo è anche colui che, oltre alla "normale" attività di presepiatt, si incarica di tenere la contabilità del presepio e di coadiuvare la regia teatrale di Ettore Peron.
Una nota spiritosa riguarda la compianta Moana, una scrofa di 103 chili, sacrificata il 12 marzo 1993 alle 9,02 per… soddisfare il palato dei presepiatt!
Quest'edizione è rattristata da un incidente grave che fortunatamente non si rivela tragico. Giancarlo Cremona, durante i lavori di costruzione della chiesa diroccata, cade da un'impalcatura mobile procurandosi un serio trauma alla schiena. Sarà costretto all'inattività per parecchi mesi e ad un lungo periodo di convalescenza. In trent'anni di attività questo incidente rimane l'unico infortunio di una certa gravità che ha colpito i nostri valorosi presepiatt.

Il 17 gennaio, sant'Antonio, viene rilanciata la tradizione del falò, allestito sul campo dell'oratorio. Dopo l'ultima rappresentazione e prima dell'accensione del falò, Enrico Negri e Carlo Torresani animano, sulle note di una canzone della tradizione locale, il lavoro del muleta.
Concludiamo con una poesia in dialetto varesotto scritta e recitata da Pierangela Vanerio Melato al termine di questa rappresentazione (pubblicata sul Venegonese del gennaio 1993). Pierangela, che ha interpretato la nonna nelle rappresentazioni viventi, raccomanda così ai bambini che le stanno intorno di non dimenticare l'esperienza vissuta…


Anca quest'ann, urmai incuminciàa,
cunt el falò el presepi hann brusàa.
Tre casett, una gesa, una stala,
un asinell e una vegia cavala.
Un cagnett che bujava a la lüna,
una man che ninava una cüna.
La piazeta, l'antica usteria,
i camitt cunt el fumm ch'el và in su,
e scunduu, quasi in fund a la via,
i butegh di mestée che gh'hinn pù.
In un cantuun, una vasca de sass…
L'era un paes cunt tücc i so frecass!

E i re Magi? Sì, gh'eran anca quej,
però a pée, senza i camej.
E su la paja cunt un pù de feen,
el Bambin ch'el durmiva sereen.
Oh Signur, quanta nustalgia…
L'era un presepi cumè quel de ca' mia,
quand nünc fioeu, cunt i oeucc spalancàa,
scultavum la nona a cüntà
che in un paes, giò in fund in fund
gh'era nassù el padrun de 'sto mund.

Al vedè tanti facc a guardà,
hu capii che tücc han pensà
che eren minga né l'or né l'argent
a fa pusée bell el Natal e cuntenta la gent!
Ogni volta che riva quel dì
podi minga fa a meno de dì
che dumà ti, Signur, te set restà semper quell,
su la paja, tra el boeu e l'asinell.


 

M