Domenica
05 settembre 2010
 

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Anno 1993 - XXII edizione
"La Palestina"

           

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È sempre l'oratorio maschile il luogo di questa edizione, nel quale si ricostruisce una piazza palestinese dove si narrano fatti biblici legati alla vita di Maria e Giuseppe.


L'ambientazione scelta quest'anno per le rappresentazioni viventi è uno scorcio di paesaggio palestinese.
La narrazione fa riferimento a fatti poco noti poiché narrati nei vangeli apocrifi (ovvero che la Chiesa cattolica non riconosce come ispirati da Dio), legati alla vita di Maria e Giuseppe. Al termine, dopo il racconto della Natività tratto dal vangelo di Luca, il narratore così conclude: "Il periodo storico che stiamo vivendo è talmente cupo e privo di speranza da farci credere quasi quasi che il capitolo di vangelo che abbiamo appena letto sia una favoletta per bambini… È quel bambino, nato anche quest'anno, a ricordarci che non siamo soli. Egli è la sola sorgente di speranza ed è dentro di noi: non lasciamola inaridire!".

Il vivente

Viene così realizzata una scenografia, frutto di un'accurata ricerca storica, che ripropone alcuni ambienti dell'antico oriente: le mura con i torrioni, i portali di accesso, un colonnato con arcate, due spettacolari cupole e alcune botteghemercato.
La struttura è chiusa su un lato dalla ricostruzione di un tipico acquedotto romano sotto le cui arcate sono allestite alcune botteghe artigiane, mente sul lato opposto viene realizzata una grande montagna alla cui base è ricavata una grotta con i pastori e la grotta della Natività, quest'ultima realizzata con particolare cura e con indovinati effetti di luce. Ne risulta una scena di grande calore e infinita tenerezza che commuove gli spettatori. Sempre sulla montagna viene creato un sentiero che consente il passaggio dei personaggi, mentre una cascatella che compie un salto di tre metri conferisce alla realizzazione un aspetto spettacolare. Altro elemento importante che contribuisce a rafforzare il realismo della scenografia è la pavimentazione con grandi lastre di sasso.
L'uscita per gli spettatori è ricavata attraverso una galleria nella montagna; all'esterno trovano posto le stalle degli animali, tra i quali una scrofa con i suoi cinque maialini.
La particolare cura messa nella realizzazione dei costumi per i figuranti, la cura dei dettagli e l'esecuzione perfetta delle pitture d'ambiente conferiscono al lavoro un'atmosfera suggestiva e alquanto coinvolgente, tanto da meritare sulla stampa locale l'appellativo di "piccola Betlemme".

Il tradizionale

Il presepio tradizionale, costruito sotto la tettoia fissa, è diviso in due parti: quella storica ambientata nella Palestina e quella legata alla tradizione bergamasca che propone paesaggi tipici della regione prealpina.
Da evidenziare, oltre alla consueta cura nei dettagli, il contrasto tra le due ambientazioni ricreate. Dapprima il visitatore, guidato in un percorso che si snoda in una serie di grotte, trova i villaggi palestinesi costruiti su terra arida e brulla, dove il colore predominante è il giallo ocra; in seguito incontra l'ambientazione montana dove invece prevale il verde delle centinaia di piccoli abeti.

Altri ricordi…

Tra le botteghe-mercato vale la pena di ricordare quella dello scalpellino gestita dal simpatico Giovanni Broggi (detto Giuanun) e dal fido collaboratore Emilio Macchi. Nei quindici giorni di rappresentazioni viventi, Giovanni riesce a scolpire, anche grazie alle tecnica appresa in tanti anni di attività come marmista, una vera ciotola in sasso del diametro di circa 40 centimetri!
Il crescente afflusso di pubblico rende indispensabile la costruzione di una tribuna che consenta a tutti di poter assistere al meglio alle rappresentazioni e che sia al tempo stesso capiente, solida, sicura e di facile montaggio-smontaggio. È grazie alla competenza e alla passione di Ambrogio Antognazza se ancora oggi possiamo disporre di una gradinata capace di ospitare fino a trecento spettatori. Va ricordato anche che parte della carpenteria metallica è offerta dalla ditta Rare di Renato Ravazzani.

 

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