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Anno 1993 - XXII edizione
"La Palestina"
Cliccando sulle foto potrai vedere le immagini ingrandite È sempre l'oratorio maschile il luogo di questa edizione, nel quale si ricostruisce una piazza palestinese dove si narrano fatti biblici legati alla vita di Maria e Giuseppe. L'ambientazione scelta quest'anno per le rappresentazioni viventi è
uno scorcio di paesaggio palestinese.
La narrazione fa riferimento a fatti poco noti poiché narrati nei vangeli
apocrifi (ovvero che la Chiesa cattolica non riconosce come ispirati da Dio),
legati alla vita di Maria e Giuseppe. Al termine, dopo il racconto della Natività
tratto dal vangelo di Luca, il narratore così conclude: "Il periodo
storico che stiamo vivendo è talmente cupo e privo di speranza da farci
credere quasi quasi che il capitolo di vangelo che abbiamo appena letto sia
una favoletta per bambini… È quel bambino, nato anche quest'anno,
a ricordarci che non siamo soli. Egli è la sola sorgente di speranza
ed è dentro di noi: non lasciamola inaridire!". Il vivente Viene così realizzata una scenografia, frutto di un'accurata ricerca
storica, che ripropone alcuni ambienti dell'antico oriente: le mura con i torrioni,
i portali di accesso, un colonnato con arcate, due spettacolari cupole e alcune
botteghemercato.
La struttura è chiusa su un lato dalla ricostruzione di un tipico acquedotto
romano sotto le cui arcate sono allestite alcune botteghe artigiane, mente sul
lato opposto viene realizzata una grande montagna alla cui base è ricavata
una grotta con i pastori e la grotta della Natività, quest'ultima realizzata
con particolare cura e con indovinati effetti di luce. Ne risulta una scena
di grande calore e infinita tenerezza che commuove gli spettatori. Sempre sulla
montagna viene creato un sentiero che consente il passaggio dei personaggi,
mentre una cascatella che compie un salto di tre metri conferisce alla realizzazione
un aspetto spettacolare. Altro elemento importante che contribuisce a rafforzare
il realismo della scenografia è la pavimentazione con grandi lastre di
sasso.
L'uscita per gli spettatori è ricavata attraverso una galleria nella
montagna; all'esterno trovano posto le stalle degli animali, tra i quali una
scrofa con i suoi cinque maialini.
La particolare cura messa nella realizzazione dei costumi per i figuranti, la
cura dei dettagli e l'esecuzione perfetta delle pitture d'ambiente conferiscono
al lavoro un'atmosfera suggestiva e alquanto coinvolgente, tanto da meritare
sulla stampa locale l'appellativo di "piccola Betlemme". Il tradizionale Il presepio tradizionale, costruito sotto la tettoia fissa, è diviso
in due parti: quella storica ambientata nella Palestina e quella legata alla
tradizione bergamasca che propone paesaggi tipici della regione prealpina.
Da evidenziare, oltre alla consueta cura nei dettagli, il contrasto tra le due
ambientazioni ricreate. Dapprima il visitatore, guidato in un percorso che si
snoda in una serie di grotte, trova i villaggi palestinesi costruiti su terra
arida e brulla, dove il colore predominante è il giallo ocra; in seguito
incontra l'ambientazione montana dove invece prevale il verde delle centinaia
di piccoli abeti. Altri ricordi… Tra le botteghe-mercato vale la pena di ricordare quella dello scalpellino
gestita dal simpatico Giovanni Broggi (detto Giuanun) e dal fido collaboratore
Emilio Macchi. Nei quindici giorni di rappresentazioni viventi, Giovanni riesce
a scolpire, anche grazie alle tecnica appresa in tanti anni di attività
come marmista, una vera ciotola in sasso del diametro di circa 40 centimetri!
Il crescente afflusso di pubblico rende indispensabile la costruzione di una
tribuna che consenta a tutti di poter assistere al meglio alle rappresentazioni
e che sia al tempo stesso capiente, solida, sicura e di facile montaggio-smontaggio.
È grazie alla competenza e alla passione di Ambrogio Antognazza se ancora
oggi possiamo disporre di una gradinata capace di ospitare fino a trecento spettatori.
Va ricordato anche che parte della carpenteria metallica è offerta dalla
ditta Rare di Renato Ravazzani.
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