Domenica
05 settembre 2010
 

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Anno 1999 - XXVIII edizione
"Anno Domini 2000
Iubilaeum adveniens"

           

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Nel cortile della Benedetta viene costruita una sorprendente scenografia che si sviluppa in tre ambientazioni differenti. Il tema conduttore si ispira al Giubileo e la registrazione si conclude con il Pater Noster cantato da Giovanni Paolo II.


Il messaggio

In coincidenza con l'apertura dell'Anno giubilare, proprio la notte di Natale, il Presepio vivente non poteva non dedicare quest'edizione al Giubileo, momento fondamentale di riflessione nel cammino cristiano.
Partendo da una vicenda quale quella dell'abbandono di un neonato, frequente nei secoli scorsi ma purtroppo anche ai giorni nostri, il testo guida porta lo spettatore a vivere situazioni di vita comune e a considerare il pellegrinaggio come momento per affrancarsi dalla malvagità dell'animo umano per avvicinarsi in modo deciso a Dio. Giubileo significa pentimento e conversione, perdono e riconciliazione, giustizia e condivisione, misericordia e pace.
La vicenda propone il pellegrinaggio a Roma come occasione per chiedere perdono del male commesso e come spunto per ricaricare l'animo affinché si possano affrontare con rinnovata fede ed entusiasmo le vicende della vita.

La scenografia

La rappresentazione è ambientata in una scenografia che propone tre momenti diversi. L'avvio della vicenda avviene all'interno di una chiesa, che nella sua struttura esterna ed interna riproduce la chiesa parrocchiale di Venegono Inferiore. Dopo il ritrovamento del bambino abbandonato, il fondale che riproduce l'abside si apre scoprendo la piazza di un paese dove tutti si prodigano per aiutare il piccolo. Una coppia si offre di accoglierlo, ma poi i genitori naturali si ripresentano e, pentiti, chiedono di riprendere il loro figlio.
Da qui si sviluppa il terzo momento della vicenda: avvicinandosi il Natale, i genitori con il parroco decidono di organizzare un pellegrinaggio a San Pietro in Roma, assieme a tutti i parrocchiani, per chiedere perdono dell'errore commesso.
A questo punto il fondale tridimensionale della piazza si sposta per far apparire un terzo luogo scenografico dove è ricostruita minuziosamente la facciata della basilica di San Pietro, riprodotta in scala. L'opera è interamente realizzata in legno grazie alla bravura e alla pazienza di Pierangelo Ferrario (detto Papi).
Piazza San Pietro diventa così luogo di conclusione della vicenda passata, ma anche inizio di un futuro di riconciliazione e di pace.
Il cambio repentino delle varie scenografie, oltre a creare ambientazioni diverse sia per atmosfera sia per colore, rende più suggestiva tutta la rappresentazione.
L'ingresso al presepio, che avviene attraverso la facciata della locale chiesa parrocchiale, e l'uscita, attraverso la basilica, sono un invito per tutti ad intraprendere il cammino giubilare dalla propria realtà fino alla chiesa che è punto di riferimento della cristianità: San Pietro appunto.
Sempre per questo motivo anche quest'anno gli spettatori sono invitati a scendere dalla tribuna per partecipare alla rappresentazione vivente, percorrendo il medesimo cammino dei personaggi della vicenda fino a giungere alla stalla della Natività, collocata nel cuore della basilica.

Il tradizionale

Il tradizionale presepio in miniatura al coperto presenta diversi modelli di chiese storiche del varesotto realizzate sempre nell'ottica, sia pur ristretta alla limitata dimensione locale, di invitare gli spettatori a visitare le basiliche stabilite come punto d'arrivo del percorso del giubileo.

Altri ricordi…

Per la prima e unica volta si inserisce nella registrazione del discorso guida la voce di papa Giovanni Paolo II che recita alcuni salmi e canta nel finale il Pater Noster, tratto dal cd Abbà Pater pubblicato lo stesso anno.
Una curiosità riguarda l'interpretazione del personaggio principale, il parroco, resa con grande realismo ed efficacia dal bravo Lino Trussi, tanto che molti spettatori all'uscita si chiedono se non sia un vero curato che si presta a far parte della recita! Ma Lino merita di essere citato, oltre che come attore principale di tante edizioni, anche per essere uno dei presepiatt più "completi": sempre presente durante la costruzione (e lo smontaggio!), doppiatore di se stesso nella registrazione del testo guida e animatore del gruppo grazie alla sua contagiosa simpatia.
Da quest'anno le innovazioni tecnologiche permettono di abbandonare il nastro magnetico analogico a favore della registrazione digitale. La riproduzione del testo guida avviene pertanto da compact disc. Viene anche aperto un sito internet che pubblicizza l'edizione attuale e ripercorre brevemente quelle passate.
Da quest'anno la tribuna è coperta interamente grazie a tre travi di legno lamellare, della lunghezza di 13,60 metri, messe a disposizione da Emiliangelo Galmarini. La copertura permette di ricreare l'ambiente in penombra tipico delle chiese.
Cogliamo l'occasione per ricordare Emiliangelo (detto Dodo) anche per la sua "sensibilità architettonica" nel disporre i singoli edifici che compongono l'intera scenografia. È grazie al suo buon gusto se le scenografie risultano essere, alla fine, equilibrate e realistiche.
Il 10 gennaio, al termine dell'ultima rappresentazione, si assiste ad un piccolo spettacolo pirotecnico, molto suggestivo poiché di sfondo alla basilica di San Pietro.
Le generose offerte permettono di raccogliere anche quest'anno 20.000.000 di lire (10.329,14 euro) devoluti per la metà ai missionari venegonesi.

 

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