Giovedý
21 settembre 2017
 

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Presepio vivente: modus operandi

Quando si assiste ad una rappresentazione vivente o si visita il presepio statico, non sempre si coglie e si quantifica il lavoro che sta alla base della realizzazione. In queste poche righe vorremmo farvi immergere nel vorticoso giro di attività sviluppate per costruire un presepio.
Vorremmo quasi farvi diventare un presepiatt...

L'idea
La scenografia
Il clima di lavoro
Il tradizionale
Gli ultimi preparativi
Infine...

L'idea

L'idea per l'ambientazione dell'edizione a venire solitamente comincia a maturare quando è ancora in corso l'edizione corrente. Un'idea buttata lì per caso, la lettura di un testo, la foto di uno scorcio o di un panorama, possono ispirare quello che potrebbe essere il tema su cui lavorare e che per diversi mesi viene pensato, rielaborato e immaginato fino ad agosto quando ci si ritrova per valutare diversi bozzetti e per scambiare opinioni sulla fattibilità di ciascuno. Alla fine, dopo grandi discussioni, uno di questi viene scelto.
S'ipotizza anche il filo conduttore del discorso sul quale dovrà svilupparsi la vicenda da rappresentare.
Detto così sembra facile ma in realtà sono molti i problemi di cui tenere conto. Struttura e testo guida non possono essere indipendenti e non sempre s'individua immediatamente il messaggio evangelico che dovrà fare da guida e portarci alla Natività. Il rischio di ripetere discorsi, situazioni o ambientazioni è sempre presente. Una volta che si è riusciti a focalizzare il tema da sviluppare e, in linea di massima, la scenografia da realizzare, possono partire i lavori.
L'opera di costruzione parte generalmente alla metà di settembre e parallelamente inizia l'attività del gruppetto di sceneggiatori che deve inventare la storia e scrivere il testo che fa da guida alla rappresentazione. Una volta che il discorso è definito si cercano le musiche di accompagnamento adatte alle diverse situazioni sceniche, si assegnano le voci ai personaggi e s'incide la registrazione. Tutto questo comporta un paio di mesi di lavoro.


La scenografia

Il bozzetto scelto diventa un progetto che riporta le dimensioni e gli ingombri utili per tracciare sul campo il perimetro della scenografia e i corpi degli edifici più importanti.
Una volta definiti i piani e le dimensioni di massima della scenografia, si passa alla fase esecutiva.
Occorre innanzi tutto recuperare il materiale immagazzinato l'anno precedente.
La struttura portante è realizzata grazie a piantane di ferro e a pali telefonici recuperati diversi anni fa. Si costruiscono telai di case e di altri elementi architettonici e paesaggistici come ponti, mulini, laghi, montagne...
Questo è il lavoro fisicamente più pesante e progettualmente più impegnativo e delicato, poiché costituisce le fondamenta di tutta l'opera. Le strutture portanti della scenografia devono essere calcolate per resistere anche a copiose nevicate e al passaggio di un numero consistente di persone.
Parallelamente alla costruzione della struttura, si provvede a mettere in opera la tribuna dove troveranno posto i visitatori; è realizzata in moduli di ferro per consentire montaggio e smontaggio in tempi relativamente brevi. Nelle più recenti edizioni si è provveduto anche a coprire la tribuna per rendere più confortevole la visione della rappresentazione agli spettatori. Ciò ha richiesto l'utilizzo di travi lamellari portanti che potessero coprire i 12 metri di larghezza della tribuna.
Un'altra attività che viene svolta in parallelo alla costruzione è il reperimento dei materiali: si contattano aziende locali che dispongono di legname da imballaggio da smaltire, si cercano teli, stoffe e sacchi, si recuperano bobine di plastica e quant'altro possa tornare utile.
Si procede quindi con un lavoro di completamento della struttura portante, realizzando i tetti in modo classico con travi e tegole, creando pareti, porte e portichetti, costruendo balconi e scale, utilizzando per questi bancali di legno.
Grazie ad una tecnica sperimentata e maturata nelle varie edizioni, gli abili presepiatt ricoprono le strutture di legno degli edifici con tela imbevuta nel cemento: il risultato è sorprendente poiché rende le pareti molto simili a vere murature. Queste però devono essere ovviamente dipinte e decorate. Le mani capaci dei pittori ricreano ambienti e scorci panoramici, danno profondità e spessore alla scenografia, riproducono "affreschi" sulle pareti delle case in modo da rendere tutto il più vicino possibile alla realtà dei nostri paesi.
Mentre si realizza questo tipo di lavoro si deve anche pensare all'impianto elettrico che consentirà di creare atmosfere di luce, sottolineando i vari momenti della rappresentazione, gestiti e diretti dall'apposita cabina di regia.
Non è rara anche l'introduzione nella scenografia di impianti idraulici, in quanto gli effetti creati da fontane e giochi d'acqua sono sempre molto suggestivi; non vanno però dimenticati i problemi legati al congelamento dell'acqua!
L'atto finale è il reperimento di oggetti d'epoca (attrezzi agricoli, suppellettili da cucina, botti e quant'altro) necessari ad allestire nel modo più realistico ambienti, locali e portici. Anche quest'attività è importante poiché aiuta a rendere veritiera tutta la scena.
Il lavoro di realizzazione è quindi complesso e articolato, anche se lascia molto spazio alla fantasia personale.


Il clima di lavoro

La durata negli anni della manifestazione è senz'altro dovuta all'affiatamento delle persone che vi lavorano. Si è creata un'atmosfera di leale amicizia, non priva di qualche discussione che viene però subito superata dall'entusiasmo e dalla voglia di fare bene.
Grazie alla generosità di alcune signore non manca mai una tazza di caffè o un bicchiere di vino. Da sottolineare il fatto che molti venegonesi, non potendo partecipare fisicamente ai lavori, contribuiscono offrendo generi di conforto: non è raro vedere amici che portano torte, salumi, bottiglie di vino o magari qualche damigiana (utile per scaldare chi deve lavorare in condizioni climatiche avverse).
L'armonia, l'entusiasmo e l'amicizia rendono possibile la realizzazione dei lavori più impensati. Il giorno in cui non sarà più così probabilmente avrà termine il Presepio vivente.
Un chiaro esempio del modo di lavorare può essere preso in prestito dalla cronaca di un improvvisato cronista, che sul Venegonese del novembre 1994 scrive: "Davanti ho una ventina di presepiatt alacremente impegnati nel lavoro: chi martella, chi sega, chi salda, chi misura e chi ordina, nessuno resta inoperoso; quasi d'incanto si ergono pali, si coprono tetti e man mano prendono corpo casette, viuzze, archi e portoni… Voci che si incrociano, richiami, ordini, sfottò, battute spiritose che nascono spontanee su una frase di qualcuno o su un involontario errore di qualche altro… Poi arriva il break intorno al fuoco con un panino ed un buon bicchiere. Mi dicono che ogni tanto arriva la sussistenza impersonata da qualcuno che non partecipando di persona ai lavori vuole comunque contribuire a modo suo. Sono tornato in settimana: resta la scena, ma cambiano gli attori. È l'impresa pensionati che porta avanti il lavoro. Un'atmosfera più tranquilla ma non meno creativa e redditizia. Cambiano magari i discorsi: più pacati, a volte anche troppo seri, si parla di figli, di nipoti, di salute, di problemi familiari. Riaffiorano i ricordi del cessato lavoro, dei sacrifici affrontati, delle levatacce mattutine, si confrontano esperienze e qualcuno più spensierato canta. Intanto le mani girano, il flessibile urla, il martello picchia, il cemento viene colato e il risultato è quanto mai valido".
Il connubio di queste realtà, unito a chi prepara il testo e a chi, teso a ricercare nuove soluzioni, vagola con la fantasia cercando di trovare nuovi effetti, consente di arrivare al 24 dicembre sera con una nuova edizione da proporre il giorno dopo. A questo proposito vale anche la pena di ricordare che al pomeriggio del Natale (quando tutti sono comodamente seduti con le gambe sotto al tavolo) una trentina di presepiatt si presenta puntuale alla prima, magari con ancora la fetta di panettone in mano…


Il tradizionale

L'altra importante opera che vede la luce ogni Natale è quella del presepio tradizionale. Fin dalla prima edizione a fianco del Vivente viene costruito un presepio statico coerente con quella che è la tradizione bergamasca. Spesso il tema sviluppato si riallaccia a quello affrontato nella rappresentazione vivente, dando continuità e unione alle due realizzazioni.
Questo presepio, nell'ultimo decennio, è allestito in un capannone costruito appositamente e in cui vengono fatti transitare gli spettatori al termine delle rappresentazioni. Gli artefici di questo presepio si integrano alla perfezione: c'è il pignolo realizzatore di originali ambientazioni e c'è l'appassionato costruttore di modellini in legno di famosi monumenti. Queste caratteristiche, unite al sapiente uso di luci e di movimenti d'acqua, permettono di allestire quei presepi classici ammirati ed invidiati dagli spettatori, che si soffermano a lungo ad osservarne i numerosi dettagli.
Il tempo necessario alla costruzione è pressoché identico a quello che occorre per l'erezione della scenografia del vivente.


Gli ultimi preparativi

Quando vengono ultimati gli ultimi particolari della scenografia, sono ancora molti i dettagli cui pensare, come quello di rendere vivente il Presepio vivente!
Giorni prima vengono svolte delle prove per sincronizzare il movimento dei personaggi con il testo guida; recentemente, con l'introduzione di scenografie più complesse, occorre anche coordinare i cambiamenti di scena e preparare al meglio i figuranti che devono recitare in playback.
Un altro problema è costituito dal… convincere le famiglie, che nell'anno hanno battezzato il figlio, ad interpretare la Sacra Famiglia. Poiché mediamente in un giorno si va in scena una dozzina di volte nell'arco di quattro ore, è necessario coordinare la disponibilità di più famiglie per non appesantire il loro impegno. Va annotato che, nonostante i Gesù Bambini vadano in scena con freddi pungenti, pioggia o addirittura neve, nessun bimbo si è mai ammalato!
Tra le figure che non appaiono mai, ma che sono altrettanto importanti, ricordiamo coloro che realizzano e curano i costumi, preparano i generi di conforto per gli attori, accolgono e indirizzano i visitatori dal parcheggio fino alla tribuna.
Un altro impegno quotidiano e faticoso consiste nell'accudire il numeroso bestiame: l'asino, il bue, le pecore, le capre, i pulcini, le galline, i conigli e qualche volta anche i maiali. Ci sono appassionati stallieri che si fanno carico di questo compito affezionandosi agli animali al punto da chiamarli per nome...

Infine...

Ma non è finita!
Con la seconda domenica di gennaio terminano le rappresentazioni viventi ed è necessario smontare tutta la struttura ed immagazzinare il materiale in modo ordinato. Solitamente già alla fine di febbraio lo spazio su cui viene realizzato il presepio è completamente libero.
Come si può facilmente capire la "macchina" è complessa, ma l'entusiasmo ha sempre consentito di superare le difficoltà incontrate e ha permesso al Presepio vivente di Venegono Inferiore di mantenere un alto livello qualitativo. Tutte le volte in cui si pensa di aver raggiunto il massimo della creatività, si è poi sempre riusciti a riproporre qualcosa di ancor più spettacolare e il crescente apprezzamento del pubblico che ogni anno visita il nostro presepe ne è la prova.


 

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