Giovedý
21 settembre 2017
 

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La storia del Presepio vivente di
Venegono Inferiore

La decisione che ha portato alcuni amici ad intraprendere nel 1972 l'avventura di seguito narrata può essere meglio compresa facendo una veloce panoramica sui decenni che l'hanno preceduta.


Anni '60: i fermenti politico-sociali nel mondo
Gli anni '60 a Venegono
L'oratorio come punto di riferimento
Nasce l'idea del Presepio vivente
La tradizione del presepio a Venegono Inferiore
Il primo Presepio vivente

Anni '60: i fermenti politico-sociali nel mondo

Gli anni '60 nei Paesi europei sono caratterizzati dal boom economico conseguente alla ricostruzione dalle rovine della seconda guerra mondiale.
A livello sociale un fremito percorre giovani e lavoratori che prendono coscienza delle loro problematiche e si rendono protagonisti di notevoli movimenti di protesta.
Nel mondo giovanile la presenza dei Beatles, complesso musicale, apre la via al cambiamento delle preferenze musicali. Si diffonde così la moda dei cosiddetti capelloni che, con quella denominata dei figli dei fiori, emersa soprattutto nella gioventù americana, diventa un emblema della contestazione. Negli Stati Uniti il coinvolgimento nella sanguinosa guerra del Vietnam alimenta la protesta contro gli orrori di un conflitto che si protrae da anni e non vede una via d'uscita.
In Cina, nella seconda metà degli anni '60, Mao Tse-Tung lancia la Rivoluzione culturale che vede la mobilitazione di milioni di giovani. Nella loro lotta i giovani s'ispirano al famoso libretto rosso dei pensieri di Mao, una raccolta delle sue citazioni, che troverà ampia diffusione anche nel mondo occidentale, dove nascerà una notevole simpatia e un discreto seguito per l'iniziativa del leader cinese. Burocrati, dirigenti e quadri intermedi sono inviati a lavorare tra la gente, e milioni di studenti lavorano nelle fattorie, creando una sorta d'uguaglianza tra i ceti sociali.

ANNI '60
Un corteo dei re Magi fotografato
in via Leopardi e guidato da
don Angelo Borgonovo

Nel maggio 1968 in Francia esplodono le agitazioni degli studenti nelle università; la protesta si diffonde rapidamente anche in Italia e in altri paesi europei. Questo è il primo atto del movimento studentesco che proseguirà negli anni successivi.
Il 1968 è anche l'anno in cui si assiste all'invasione di Praga e della Cecoslovacchia da parte delle truppe sovietiche, che intervengono a stroncare il processo di liberalizzazione (che sarà poi denominato primavera di Praga) avviato nel Paese da Alexander Dubcek, leader della parte moderata del partito di governo.
L'anno seguente in Italia inizia il periodo delle grandi contestazioni operaie: i lavoratori prendono consapevolezza del loro ruolo e si apprestano a vivere una stagione di rivalse e conquiste sindacali che avranno il loro apice in quello che sarà definito l'autunno caldo.
La fine degli anni '60 segna però anche l'avvio di un oscuro periodo segnato da atti di terrorismo che a tutt'oggi non sono del tutto chiariti: la prima di una lunga serie di stragi è quella della bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura in Piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969).


Gli anni '60 a Venegono

A Venegono Inferiore questi fermenti giungono attutiti da quell'atmosfera provinciale che ha sempre caratterizzato la vita del paese.
Il nostro comune ha ottenuto l'indipendenza amministrativa da Venegono Superiore nel 1960 e si sta organizzando per gradi nelle sue strutture amministrative e politiche.
Nel 1960 la popolazione di Venegono Inferiore conta 2.914 anime mentre solo 10 anni dopo sale a 4.082; questo dato testimonia come anche il nostro paese è interessato dal forte afflusso d'emigranti in cerca di lavoro, tipico di questo decennio.
Il 12 aprile 1969 muore don Angelo Borgonovo, il parroco che ha retto la nostra parrocchia negli anni del secondo conflitto mondiale e che ha gestito il periodo della ricostruzione.
Gli subentra alla guida della parrocchia don Carlo Lucini che trova, come anello di congiunzione con la precedente realtà, don Terenzio Borra, il coadiutore che nel 1965 ha sostituito don Giuseppe Cazzaniga.


L'oratorio come punto di riferimento

In questi anni il nostro oratorio è ancora il punto di riferimento della gioventù venegonese in quanto unico luogo dove i ragazzi possono ritrovarsi a giocare, discutere e divertirsi con gli amici.
Non è più prassi consolidata che i ragazzi, completate le scuole elementari, vengano avviati al lavoro: più di qualche giovane venegonese, a costo di sacrifici da parte delle famiglie, comincia ad intraprendere studi più impegnativi. Le possibilità economiche delle famiglie venegonesi sono ancora piuttosto limitate, le discoteche non esistono, i motorini sono pochi e le auto sono ancora un sogno per molti, i videogiochi e i computer devono ancora essere inventati. Esiste la sala cinema-teatro dove i ragazzi hanno la possibilità di vedere film scelti per loro con particolare attenzione e di cimentarsi in recite e piccoli spettacoli.
Don Terenzio, attento a comprendere le richieste di cambiamenti che emergono in questi anni, coinvolge i ragazzi in una serie di iniziative.
Dal dicembre 1965 al novembre 1971 viene realizzato in oratorio un ciclostilato chiamato Venegono Junior, continuazione di precedenti esperienze di don Giuseppe che aveva pubblicato Il Batalanino. Si organizzano fiaccolate votive (la prima con partenza dal Sacro Monte di Varese in occasione della veglia di Pentecoste del 1966) e campeggi in località montane (il primo nel luglio 1967 a Chiareggio, in provincia di Sondrio) che sostituiscono i pionieristici e avventurosi campi realizzati con scarsi mezzi nei boschi dei dintorni di Venegono.
Nascono anche squadre di pallavolo e pallacanestro e riprende timidamente l'attività teatrale giovanile sotto la guida di Bruno Maffioli che nel dicembre 1966 mette in scena Il giovane Luca.

SAGGIO GINNICO
Gli atleti della Società Ginnastica Arcobaleno
si esibiscono a Saltrio nei primi anni '70

Nel settembre 1970 è importante ricordare la nascita in oratorio della Società Ginnastica Arcobaleno, sull'onda della prima edizione dei Giochi della Gioventù, che insieme al C.S.I. promuoverà lo sport a livello locale, dedicandosi principalmente alla divulgazione dell'attività ginnica. Ideata e concretizzata da Gianfranco Pomarolli, la Società riunirà molte persone che avranno anche un ruolo determinante, almeno per i primi anni, nell'evoluzione del Presepio vivente.
Don Terenzio non trascura di sensibilizzare i giovani anche verso tematiche sociali: per qualche anno un consistente gruppo di ragazzi trascorre la giornata di Natale presso la Casa di riposo Poretti e Magnani di Vedano Olona in compagnia e al servizio dei ricoverati. Non manca l'attenzione verso le problematiche missionarie: per alcuni anni, dal 1968 al 1971, un gruppo di oratoriani si farà promotore di raccote di carta e rottame dalla cui vendita ricavare fondi da invia re ai missionari venegonesi.
Punto di riferimento di quest'ultima iniziativa è il cortile noto come curt d'Assisi, situato a nord della chiesa parrocchiale, dove ora si trovano i giardinetti (via don Minzoni).
 


Nasce l'idea del Presepio vivente

L'8 giugno 1969 don Carlo Lucini fa il suo ingresso ufficiale a Venegono Inferiore. Proviene da Lissone dove ha operato per otto anni come responsabile della gioventù femminile.
Subito si rende conto della precaria situazione dell'oratorio femminile che trova ospitalità ogni domenica presso l'asilo, in quanto privo di strutture proprie. Inoltre il previsto ampliamento dell'asilo stesso, il cui inizio dei lavori è ormai prossimo, rende ancora più difficile la situazione.

CURT D'ASSISI
L'interno dell'edificio, ormai fatiscente,
l'anno prima della demolizione

È in virtù di questo stato di cose che don Carlo Lucini ed i suoi collaboratori identificano proprio nell'area dove sorge la curt d'Assisi, i cui fabbricati sono ormai in condizioni fatiscenti, la zona in cui costruire un ambiente da adibire ad oratorio femminile ed a centro parrocchiale. La sua vicinanza alla chiesa e ad altre strutture parrocchiali rafforzano l'idea.
Alla metà del 1970 don Carlo contatta il marchese Antonio Citterio, proprietario degli immobili, e con lui concorda la cessione dell'area che viene formalizzata l'anno successivo.
Nella curt d'Assisi, come in tutti i cortili tipici di una società prettamente contadina, c'è un angolo in cui sono collocate le stalle. È proprio osservando la struttura di queste stalle che in don Carlo nasce l'idea di ambientarvi un presepio. L'intuizione non potrà essere realizzata come il parroco l'aveva pensata perché nel frattempo gli edifici verranno demoliti (1972), ma ormai l'idea è lanciata e il "tarlo" comincia a lavorare nella mente di molte persone.


La tradizione del presepio a Venegono Inferiore

La consuetudine di realizzare il presepio in occasione del Natale è da sempre ben radicata nei venegonesi. Fin dagli anni '40 il parroco don Angelo Borgonovo si era reso promotore nelle case di questa tradizione, che continua ancora oggi attraverso il concorso presepi proposto ogni anno ai ragazzi e ai giovani dall'oratorio.
In occasione del Natale 1936 il coadiutore don Giuseppe Zanoni (giunto a Venegono l'anno precedente in sostituzione di don Edoardo Benetti) scrive sul Libro delle Notizie Cronologiche della nostra parrocchia che "La benedizione delle case viene fatta tutta dal solo coadiutore in quattro giorni a causa di una prima grave crisi di salute del parroco" (don Giovanni Benetti, che morirà il 29 giugno 1937). Don Giuseppe annota anche che "la popolazione ha accolto l'invito di fare i presepi in casa" poiché ha avuto modo di "vederne molti ben fatti e di lodare gli artisti".

EPIFANIA 1951
Un'immagine della prima edizione
del corteo dei re Magi a cavallo:
da sinistra Giacomo Flavio Peron,
Gianluigi Antognazza, Bruno Maffioli

A don Giuseppe, tra le altre iniziative, si deve la costruzione della casa del coadiutore, adiacente l'oratorio maschile allora situato in via Monte Santo. Lascerà il suo incarico a Venegono Inferiore l'8 novembre 1937, il giorno dopo l'ingresso del nuovo parroco, don Angelo Borgonovo. Sempre dal Libro delle Notizie Cronologiche apprendiamo che il giorno dell'Epifania del 1951 vede "La comparsa dei re Magi - interpretati da giovani dell'oratorio in costume, con paggetti e cavalli - che confluirono all'asilo partendo da tre parti del paese".
È don Angelo che stabilisce di dedicare il giorno dell'Epifania alla Santa Infanzia, organizzando per l'occasione cortei che dall'asilo raggiungono la chiesa, e proponendo la raccolta di offerte da destinare ai bambini poveri.


Il primo Presepio vivente

Il gruppo che realizza il primo Presepio vivente è costituito da giovani e meno giovani: i primi con l'incoscienza e l'entusiasmo tipici dell'età, i secondi con la convinzione ragionata che l'esperienza valesse la pena d'essere intrapresa. Prende corpo così, nel Natale 1972, un'avventura che probabilmente nessuno allora s'immaginava potesse durare così a lungo e che, con alti e bassi come vedremo nelle prossime pagine, prosegue da trent'anni, esempio inconsueto di longevità. Lo stupore per la lunga vita dell'iniziativa è ancora maggiore se si considera l'enorme impegno che annualmente esige.
È bello pensare l'evolversi negli anni del Presepio vivente come un fuoco che si avvia dapprima con fiamme scoppiettanti, per poi attenuarsi, ma con la brace che continua la sua opera e lo tiene vivo fino a farlo divenire un grande falò.
Questa metafora caratterizza la struttura di questo libro che racconta la storia del Presepio vivente in tre fasi: le prime edizioni contraddistinte dal fervore della novità, una successiva fase di stanca con l'interruzione delle rappresentazioni viventi, infine gli anni della ripresa vigorosa, fino alle recenti realizzazioni sempre più imponenti.
In trent'anni il Presepio vivente di Venegono Inferiore è cresciuto sino a raggiungere un'importanza a livello nazionale. Questo fatto è testimoniato da numerosi e autorevoli riconoscimenti.
Tra questi un volume della Fabbri Editori del 1998 facente parte della collana I grandi manuali. Rosalba Silvestri nei cenni storici del suo Modellare il Presepe con lo stucco di legno qualifica il Presepio vivente "… non solamente come rappresentazione sacra, ma soprattutto come difesa dei valori storici, ambientali e culturali di una realtà umana viva nel passato e nel presente. Sono famosi - continua la Silvestri - i presepi di Rivisondoli (AQ), Custonaci (TP), Venegono Inferiore (VA), Nogara e Bovolone (VR)".

 

 

 

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