La tradizione del Presepio vivente
Può essere utile conoscere le origini della tradizione cristiana del presepio, che
da duemila anni prosegue con immutato fascino.
Perché festeggiamo il Natale il
25 dicembre
La tradizione del Natale dal 400 al 1200
Francesco d'Assisi e la rappresentazione della Natività
L'iconografia del presepio
I Sacri Monti
Il presepe napoletano
La festa dell'Epifania
Il presepio nell'arte
Per saperne di più
Tanti presepi, tutti da visitare
Il presepio della nostra memoria
Bibliografia
Perché festeggiamo il Natale il 25 dicembre
La decisione di stabilire nel 25 dicembre la data in cui celebrare la nascita di Gesù fu presa da
Giulio I (papa dal 337 al 352), pochi anni dopo la storica decisione di Costantino
che nel 313 aveva concesso la libertà di culto ai cristiani.
Questa
data cadde non a caso nel giorno in cui veniva salutato dai pagani il solstizio
d'inverno con feste e banchetti; ma i festeggiamenti per il riallungarsi delle
giornate hanno origine ancora più antica: risalgono probabilmente agli
Egizi, adoratori del dio Ra, ovvero del dio del sole.
Di sole parla anche Luca nel suo vangelo: "Verrà a visitarci dall'alto
un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra
della morte e a dirigere i nostri passi sulla via della pace" (Lc. 1,78-79).
Infine i Padri della Chiesa definivano anch'essi Gesù come "Sole
di giustizia". È quindi chiara l'intenzione della Chiesa di sovrapporre
una festa cristiana ad una pagana.
La data del 25 dicembre fu accettata anche dalla Chiesa Orientale
nel 380.
La tradizione del Natale dal 400 al 1200
Fra il 432 e il 440 papa Sisto III trasferì a Roma alcuni dei frammenti ritenuti provenienti
dalla santa culla e li pose nella basilica liberiana, che da allora fu dedicata
alla Madonna in onore al dogma decretato dal Concilio di Efeso nel 431 in cui
Maria è definita vera Madre di Dio. La basilica prese così il nome
di Santa Maria Maggiore.
È proprio in questa chiesa che si sviluppò
la tradizione della messa di mezzanotte a Natale, celebrazione ripresa da un'analoga
usanza di Betlemme.
Dall'VIII secolo la nascita e la resurrezione di Cristo
furono oggetto di sacre rappresentazioni in costume, tratte dai vangeli, passate
dalle chiese alle piazze fino a coinvolgere intere cittadine. La religiosità
di tali recite andò via via affievolendosi al punto che frati e preti tuonarono
dai pulpiti contro questa volgarizzazione; lo fece nel 1207 anche Innocenzo III
(cardinale Giovanni Lotario, papa dal 1198 al 1216) che giunse a proibire tali
manifestazioni.
Francesco d'Assisi e la rappresentazione della Natività
Il 24 dicembre 1223 è una data importante per la tradizione del presepio.
Francesco d'Assisi arrivò a Greccio (RI) con l'inseparabile frate Leone
e chiese a Onorio III (cardinale Cencio Savelli salito al soglio pontificio
dal 1216 al 1227) una deroga al divieto di Innocenzo III che ottenne grazie
all'appoggio di Giovanni Velita, generoso potente del luogo, che gli procurò
animali, paglia e mangiatoia. La notte della vigilia, al suono delle campane,
gli abitanti di Greccio furono convocati in una grotta in cui Francesco aveva
pensato di far rivivere la nascita del Redentore. Gli abitanti arrivarono
alla grotta a piedi, a cavallo, a dorso d'asino, inconsapevoli pastori della
sacra cerimonia. Nella grotta il cardinale Ugolino, conte di Segni, celebrò
la Messa circondato dagli animali e dalla gente ammutolita. La leggenda vuole
che, mentre predicava alla folla, Francesco per un attimo vide il Bambino
Gesù materializzarsi tra le sue braccia, come anche qualche testimone
dichiarò di aver visto.
Francesco d'Assisi morì due anni dopo senza che la funzione fosse più
ripetuta. Furono i frati francescani, sull'esempio del loro fondatore, a divulgare
la tradizione del presepio tanto che dal 1986 Francesco d'Assisi ne è considerato
il patrono universale.
L'episodio di Greccio divenne oggetto di un affresco
rappresentato da Giotto nel grande ciclo sul Santo dipinto nella basilica superiore
di Assisi (PG). Sull'esempio di Giotto molti artisti fecero del presepio un soggetto
per le loro opere.
L'iconografia del presepio
Va sottolineato che l'ambientazione del presepio, com'è
stata presentata nei secoli e come è giunta sino a noi, derivò
dai vangeli apocrifi perché nei vangeli ufficiali non erano citati
particolari dettagli. La presenza del bue e dell'asino, ad esempio, ebbe origine
dal cosiddetto protovangelo di Giacomo. Anche il numero dei Magi fu piuttosto
controverso. Fu definitivamente stabilito in tre, come i doni da loro offerti,
da un decreto papale di Leone I Magno (papa dal 440 al 461, fu colui che a
Peschiera incontrò e fermò Attila, il re degli Unni, intenzionato
a conquistare e saccheggiare Roma), mentre prima di allora oscillava fra due
e dodici.
Una delle più significative rappresentazioni, forse addirittura la
più antica d'Italia, si deve ad Arnolfo di Cambio che nel 1289 realizzò
le figure da mettere accanto alle reliquie della culla di Gesù in Santa
Maria Maggiore a Roma.
Presepi primordiali sono segnalati nel 1324 nella cappella di casa Alagni ad Amalfi
(SA) e nel 1370 nella dimora del nobile Vermerio di Limburgo, nei Paesi Bassi;
probabilmente piccoli santuari eretti per custodire qualche immagine della Natività.
L'iconografia del presepio ebbe un impulso nel Quattrocento grazie ad alcuni grandi
maestri della pittura: il Botticelli nell'Adorazione dei Magi (Firenze, Galleria
degli Uffizi) raffigurò personaggi della famiglia Medici. Nel Quattrocento
anche Luca e Andrea Della Robbia si cimentarono con le loro terrecotte in scene
della Natività: per tutte valga quella del convento della Verna (AR). Un'altra
terracotta robbiana, con sfondo affrescato da Benozzo Gozzoli, si trova nel duomo
di Volterra (PI) e rappresenta i pastori e il corteo dei Magi.
Ben presto
questo tipo di simbolismo fu ampiamente recepito a tutti i livelli, soprattutto
all'interno delle famiglie, per le quali la rappresentazione della nascita di
Gesù, con le statuine ed elementi tratti dall'ambiente naturale, diventò
un rito irrinunciabile. Il presepio si affermò in tutto il mondo cristiano,
soprattutto in Italia (in Toscana, a Napoli, in Sicilia e nel nord grazie ai Sacri
Monti), tanto da assumere ben presto la connotazione di un'arte "minore".
I Sacri Monti
Nel 1482 il milanese padre Bernardino Caimi rientrò
in patria dopo un lungo soggiorno in Palestina dov'era stato custode dei luoghi
santi. Gli affidarono la comunità di Varallo Sesia (VC). Bernardino
aveva però un sogno: riprodurre attorno ad una statua della Madonna
che aveva portato dalla Terra Santa i luoghi più significativi della
vita di Gesù. Nacque così il Sacro Monte di Varallo. Gaudenzio
Ferrari ebbe il compito di realizzare in terracotta le statue per le scene,
tra cui anche quella della Nascita.
Come a Varallo, anche a Varese fu realizzato un Sacro Monte. L'idea
fu del frate cappuccino Gian Battista Aguggiari di Monza, che dal suo convento
di Casbeno saliva due volte la settimana al convento delle suore presso la chiesa
di Santa Maria del Monte per le mansioni del suo ministero. I lavori, iniziati
nel dicembre 1604 sotto la direzione di Giuseppe Bernascone, detto il Mancino,
furono completati solo nel 1680. La terza delle quindici cappelle del rosario
fu dedicata al presepio. Le statue di questa cappella sono attribuite a Martino
Retti di Viganello.
Per rimanere in Lombardia è da ricordare il presepio
intagliato nel legno, datato 1480, opera di Giovanni De Lupis, custodito nella
parrocchiale di Rivolta d'Adda (BG). Di poco successiva è la composizione
lignea datata 1490, che si trova nella basilica di San Lorenzo a Mortara (PV),
attribuita a Lorenzo di Mortara.
A Milano nella chiesa di San Marco è
visibile il presepio settecentesco di Francesco Landonio con figure realizzate,
anziché in legno o in terracotta, con cartone da dipingere e da ritagliare.
Il Concilio di Trento, conclusosi nel 1563, stabilì norme precise
sul culto dei santi e delle reliquie, favorendo così la diffusione del
presepio quale espressione della religiosità popolare.
Il presepe napoletano
Tra le varie tradizioni natalizie che
ogni singola regione italiana può vantare vale la pena soffermarsi su quella
napoletana che, come per tutta la locale cultura, trasferì nel presepio
la fantasia tipica della popolazione partenopea.
Nel 1507 il lombardo Pietro Belverte scolpì a Napoli 28 statue per
i frati di San Domenico Maggiore. Per la prima volta il presepio fu ambientato
in una grotta di pietre vere, forse venute dalla Palestina, ed arricchito
con una taverna.
Il XVI secolo registrò
delle novità: Domenico Impicciati fu probabilmente il primo a realizzare
delle statuine in terracotta ad uso privato. Uno dei personaggi, altra novità,
prese le sembianze del committente, il nobile sorrentino Matteo Mastrogiudice
della corte aragonese.
Nel 1534 arrivò a Napoli Gaetano da Thiene
che aveva già dato prova di grande amore per il presepio in Santa Maria
Maggiore a Roma. L'abilità di Gaetano accrebbe la popolarità del
presepio e particolarmente apprezzato fu quello costruito nell'Ospedale degli
Incurabili.
Si deve ai sacerdoti scolopi , nel primo ventennio del Seicento,
il presepio barocco. Le statuine furono sostituite da manichini snodabili di legno,
rivestiti di stoffe o di abiti. I primissimi manichini napoletani erano a grandezza
umana per poi ridursi attorno ai settanta centimetri. Il presepio più famoso
fu realizzato nel 1627 dagli scolopi alla Duchessa. La chiesa degli scolopi lo
smontava ogni anno per rimontarlo il Natale successivo: anche questa fu un'innovazione
perché fino ad allora i presepi erano fissi.
Nel 1640, grazie a Michele
Perrone, i manichini conservarono testa ed arti di legno, ma furono realizzati
con un'anima in filo di ferro rivestito di stoppa che consentì alle statue
di assumere pose più plastiche.
Verso la fine del Seicento nacque la teatralità del presepio napoletano,
arricchita dalla tendenza a mescolare il sacro con il profano, a rappresentare
in ogni arte la quotidianità che animava piazzette, vie e vicoli. Apparvero
nel presepio statue di personaggi del popolo come i nani, le donne con il
gozzo, i pezzenti, i tavernari, gli osti, i ciabattini, ovvero la rappresentazione
degli umili e dei derelitti, le persone tra le quali Gesù nasce.
Particolarmente significativa fu l'aggiunta dei resti di templi greci e romani
per sottolineare il trionfo del cristianesimo sorto sulle rovine delle colonne
pagane.
Nel Settecento il presepio napoletano
visse la sua stagione d'oro, uscì dalle chiese dove era oggetto di devozione
religiosa per entrare nelle dimore dell'aristocrazia. Nobili e ricchi borghesi
gareggiarono per allestire impianti scenografici sempre più ricercati.
Giuseppe Sanmartino, forse il più grande scultore napoletano del Settecento,
abilissimo a plasmare figure in terracotta, diede inizio ad una vera scuola di
artisti del presepio.
Il frutto della loro arte furono quelle stesse statuine
che noi ogni anno togliamo dagli scatoloni per animare, con la loro staticità,
la scena del presepio; una staticità che emerge ancora una volta dal protovangelo
di Giacomo dove è scritto che nell'istante della nascita di Gesù
il mondo cadde per un attimo nell'immobilità e nel silenzio.
Si dice
che la realizzazione del presepio sia un'arte minore, ma innumerevoli furono invece
gli artisti (figurinisti, sarti, ceramisti, orafi e artigiani vari), peraltro
poco noti e non citati dalla critica ufficiale, che crearono una vera e propria
scuola. Tali artisti lasciarono tracce nella toponomastica di Napoli (vedi il
Vico dei figuranti); quelli poveri furono detti forcellisti derivando tale nome
da Forcella, il rione popolare dove operavano.
Il presepio napoletano ancora
oggi continua a schierare personaggi della Notte Santa affiancati da quelli venuti
da un'altra storia o dalla cronaca contemporanea: il presepio come specchio del
mondo.
La festa dell'Epifania
Accanto alla rappresentazione del presepio,
la tradizione popolare s'interessò anche alla festa dell'Epifania.
A livello popolare la festa fu tramandata come il ricordo solenne del giorno
in cui i re Magi, guidati dalla cometa, si prostrarono davanti al Bambino
per adorarlo.
La tradizione cristiana li ha identificati come sovrani provenienti dall'oriente.
Abbiamo già visto come il loro numero venne stabilito da papa Leone I Magno,
mentre l'uso dei nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre risale al IX secolo.
La leggenda narra che nel 315 sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, avesse
rinvenuto i corpi dei Magi affidandoli a sant'Eustorgio, vescovo di Milano. Il
trasporto delle preziose reliquie sarebbe stato effettuato con un carro trainato
da alcuni buoi e da un lupo. Dopo molti anni e svariate vicissitudini, le salme
approdarono a Milano, dove riposarono per otto secoli nella chiesa dedicata a
sant'Eustorgio. Nel 1162 Federico Barbarossa, calato in Italia, ordinò
al suo cancelliere arcivescovo Von Reinald Dassel di includerli nel bottino di
guerra. I corpi dei viaggiatori biblici si fermarono per sempre in Germania, a
Colonia. Nel 1903 una piccola parte delle reliquie ritornò nel capoluogo
lombardo, grazie ai rapporti amichevoli dell'arcivescovo di Milano cardinal Ferrari
col cardinale di Colonia, Fischer.
Un'altra leggenda lombarda, di origine
varesina, vuole che durante il trasporto da Milano a Colonia i corpi dei re Magi
siano transitati da Busto Arsizio, attraverso il borgo di via Savigo. Qui i bustocchi
dedicarono loro una porta, abbattuta purtroppo nel 1880.
Ancora oggi, alla
vigilia dell'Epifania, questi fatti sono ricordati a Busto Arsizio con una festa
nel corso della quale viene acceso un falò nei pressi del borgo di via
Savigo. Il giorno seguente prende il via un corteo in costume che commemora sia
il viaggio dei Magi verso Betlemme che il trasferimento dei corpi a Colonia.
La devozione dei bustocchi nei confronti dei re Magi è inoltre legata a
episodi della storia cittadina.
Nel 1407 il condottiero Ottobone III era deciso ad impossessarsi di Busto,
ma i consoli e gli uomini della cittadina, secondo il costume del tempo, fecero
voto ai re Magi di celebrare con particolare devozione la loro festa se essi
avessero difeso la città dalla minaccia. L'assedio si risolse improvvisamente
perché il condottiero, senza un motivo plausibile, trasferì
altrove le sue truppe.
Nel febbraio 1408, davanti alle mura
di Busto Arsizio si presentò un'ulteriore minaccia: Facino Cane, condottiero
che aveva militato al servizio dei Visconti, era convinto che, conquistata Busto
Arsizio, tutto il Seprio gli si sarebbe sottomesso.
La leggenda dice che i
re Magi sarebbero apparsi minacciosi a Facino Cane, costringendolo a retrocedere
senza poter effettuare le sperate scorrerie in cerca di bottino.
Il presepio nell'arte
Fin dalle origini del cristianesimo si
avvertì la necessità di rendere maggiormente comprensibili a
tutti gli episodi della vita di Gesù, raffigurandoli con dipinti e
affreschi.
Una delle più classiche iconografie utilizzate fu quella dell'Adorazione
dei Magi.
Nel 1525 Benardino Luini iniziò presso il santuario della Beata Vergine
dei Miracoli di Saronno un ciclo d'affreschi con un'Adorazione dei Magi ambientata
in un paesaggio montano ed eseguì un'Adorazione dei Magi e un'Adorazione
dei pastori nel duomo di Como. Entrambe le opere facevano parte delle ante
che coprivano l'ancona lignea della chiesa di Sant'Abbondio, appunto il duomo
di Como, eseguite nel 1514.
Sono da ricordare anche gli affreschi che si trovano in Santa Maria foris
Portas a Castelseprio. Le scene rappresentate, che si fanno risalire al IX
secolo, s'ispirano ai vangeli apocrifi (protovangelo di Giacomo e vangelo
dello pseudo Matteo). Sempre proveniente da Santa Maria foris Portas è
un'Adorazione del Bambino che si ritiene del XV secolo, strappata nel 1936
e attualmente conservata nella chiesa di San Martino a Carnago.
Una Natività e un'Adorazione dei Magi con corteo di animali esotici,
opere di Giovan Paolo Lomazzo, si trovano nella chiesa di Santa Maria la Nova
a Caronno Pertusella.
Altri affreschi che raffigurano l'Adorazione dei Magi si trovano in Santa
Maria di Piazza a Busto Arsizio (opera di Giovan Battista della Cerva, eseguito
intorno al 1542) e nella chiesa di Santa Croce a Gazzada, ma proveniente dall'oratorio
di San Bernardino (opera di Francesco De Tatti degli inizi del Cinquecento).
Ancora da segnalare un'Adorazione dei Magi affrescata nella chiesa di San
Giacomo a Gerenzano, attribuita ad un pittore milanese del secondo decennio
del XVI secolo. Nella stessa chiesa è affrescata una Madonna annunziata
che, come la Madonna ritratta nell'Adorazione dei Magi, richiama in modo significativo,
per la sua posizione inginocchiata, la posizione delle mani, l'inclinazione
del capo ed i dettagli dei capelli, la Madonna tra i santi Sebastiano e Rocco
affrescata nella chiesa di San Michele a Venegono Inferiore (parete di destra).
In San Michele la lunetta sulla parete superiore del portico d'ingresso presenta
un'Adorazione dei Magi realizzata da un pittore probabilmente di poca importanza,
ma ugualmente significativa della devozione dei venegonesi alla festa dell'Epifania.
Per saperne di più
Per approfondire ulteriormente le origini
del Presepio e le differenti tradizioni presepistiche delle regioni italiane
ed europee è possibile accedere alla sezione relativa alla tesi di
laurea, discussa nel febbraio 2009 dalla venegonese Elisa Bartolomei, scaricando
il .pdf del Capitolo 1.
Elisa, iscritta al corso di laurea in Esperto Linguistico d’impresa
della Facoltà di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere presso
l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con questo
lavoro ufficializza la valenza culturale del Presepio vivente di Venegono
Inferiore riconoscendola in una tesi di laurea.
La tesi, dal titolo Il turismo religioso minore: i presepi a Venegono
(1960-2000), analizza dapprima la storia del Presepio dalle sue origini
ai giorni nostri con riferimenti dettagliati sia in Italia che in Europa e
si sofferma poi in modo particolare sul presepio dei Missionari Comboniani
di Venegono Superiore (VA) e su quello vivente dei presepiatt di
Venegono Inferiore (VA).
Dall’introduzione (scarica
il .pdf dell’introduzione) si riporta una frase emblematica che
serve per capire appieno il tema su cui è incentrato il lavoro: “Questo
fenomeno può essere considerato come un tipo particolare di turismo
religioso che si discosta da quello classico che considera chiese, abbazie,
santuari, luoghi sacri come mete visitabili durante tutto l’arco dell’anno;
infatti questo è un fenomeno stagionale, in quanto si verifica solo
nel periodo limitato alle festività natalizie e la meta è una
rappresentazione dello spirito natalizio, che si discosta da quello commerciale
che sta prevalendo negli ultimi anni, rappresentato in due modi differenti,
l’uno, a Venegono Inferiore, in modo più teatrale con persone
che lo recitano, l’altro, a Venegono Superiore, in modo più tematico,
che invita le persone a riflettere su ciò che sta accadendo nel mondo
che ci circonda”.
Tanti presepi, tutti da visitare
Come abbiamo visto il presepio
ha una tradizione secolare che è ancora ben radicata ai giorni nostri e
numerose sono le iniziative sorte per perpetuare il ricordo della nascita di Gesù.
Citiamo le più importanti nelle zone a noi vicine.
Uno dei maggiori
musei del presepio è in Lombardia, a Brembo di Dalmine (BG), fondato da
don Giacomo Piazzoli.
Tra le associazioni di Amici del presepio merita una
menzione la sezione di Groppello d'Adda (BS).
In terra piemontese un accenno è d'obbligo alla Mostra permanente del
presepio allestita presso il santuario di Oropa (BI).
Tra le iniziative dedicate al presepio, nelle zone più
vicine a Venegono, è da sottolineare quella di Albusciago di Sumirago dove
don Adelio Pedelli (parroco dal 1964 al 1967) ha creato un museo dedicato a questo
genere artistico, raccogliendo in esposizione permanente circa trecento presepi
provenienti da tutto il mondo.
Famoso nella nostra zona è altresì
il presepio che i Missionari Comboniani, da oltre cinquant'anni, allestiscono
nella loro sede di Venegono Superiore con perseveranza e dedizione. I temi sviluppati
prestano molta attenzione alle problematiche sociali con particolare riferimento
a quelle del terzo mondo.
Degno di nota è anche il presepe sommerso
di Laveno: 43 statue in pietra di Vicenza sono posate sul fondo del Lago Maggiore
antistante la cittadina. Suggestiva è la deposizione del Bambino Gesù
ad opera di sommozzatori.
Nel paese di Vinago di Mornago dal 1979 si dà vita ad un Presepio vivente
la cui connotazione principale consiste nel coinvolgimento e nella partecipazione
della gente alla manifestazione: la serie di quadri sacri rappresentati vede,
infatti, impegnati almeno 120 dei 500 abitanti del paese.
Anche a Bedero Valtravaglia in occasione del Natale ha luogo un Presepio vivente
che sfrutta la spettacolarità dell'ambiente naturale per narrare le vicende
della nascita di Gesù.
A Bedero come a Vinago la coralità della
partecipazione popolare sottolinea come il Presepio vivente sia un'adesione al
messaggio di Cristo che si fa uomo tra noi, più che uno spettacolo raffinato
e suggestivo.
Il presepio della nostra memoria
La storia del presepio non è stata scritta solamente
da artisti famosi e da grandi avvenimenti. C'è una storia fatta di
episodi più semplici e modesti
è la storia del presepio
che c'è in ognuno di noi.
Qualcuno di noi, soprattutto
gli anziani, ricorda ancora il girovagare nei boschi alla ricerca del muschio
più soffice da utilizzare come manto erboso, della roccia più somigliante
a una montagna per sistemarvi il castello di re Erode oppure del ciocco più
contorto adatto a farvi nascere Gesù Bambino.
Accanto alla ricerca
del materiale naturale per la realizzazione del presepio, i più abili adottano
soluzioni e tecniche fantasiose per costruire l'ambientazione della Natività:
grotte e montagne di gesso, segatura per simulare la sabbia del deserto, carta
stagnola per fiumi e laghi.
Con l'andare degli anni, il presepio casalingo
si arricchisce di luci colorate, di piccoli congegni che danno movimento alle
statuine e alle ruote dei mulini; spesso questi presepi comprendono fiumi, cascate
e fontane realizzate con acqua mossa da piccole pompe.
Ancora oggi i più affezionati allestiscono il loro presepio con statuine
rigorosamente in gesso o cartapesta, rifiutando quelle più moderne
in plastica perché meno espressive. Si acquistano o si costruiscono
case e accessori (il ponte, il pozzo, il fuoco, ecc.) realizzati con i materiali
più naturali quali sughero, cortecce e rami contorti
Tutti noi ricordiamo con nostalgia almeno uno
dei presepi realizzati in gioventù ed è forse per questa passione
che un gruppo di volontari, trent'anni fa, ha voluto iniziare l'avventura che
ci proponiamo di raccontarvi nelle prossime pagine.
Bibliografia:
BONDIOLI, Pio, Storia di Busto Arsizio, Varese, La Tipografica
Varese, 1987.
CAPOZZI, M. D., Il Cardinale Andrea C. Ferrari Arcivescovo di Milano, Milano,
Istituto di Propaganda Libraria, 1954.
COTTINI, Paolo, Di Festa in Festa. Sagre e tradizioni popolari nel Varesotto,
Varese, Lativa, 1991.
GARGANO, Pietro, Il Presepio. Otto secoli di storia, arte, tradizione, Milano,
Fenice 2000, 1995.
GREGORI, Mina, Pittura a Como e nel Canton Ticino dal Mille al Settecento,
Milano, Cariplo Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde S.p.A., 1994.
GREGORI, Mina, Pittura tra Ticino e Olona. Varese e la Lombardia nord-occidentale,
Milano, Cariplo Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde S.p.A., 1992.