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28 maggio 2017
 

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La tradizione del Presepio vivente

Può essere utile conoscere le origini della tradizione cristiana del presepio, che da duemila anni prosegue con immutato fascino.

 

Perché festeggiamo il Natale il 25 dicembre
La tradizione del Natale dal 400 al 1200
Francesco d'Assisi e la rappresentazione della Natività
L'iconografia del presepio
I Sacri Monti
Il presepe napoletano
La festa dell'Epifania
Il presepio nell'arte
Per saperne di più
Tanti presepi, tutti da visitare
Il presepio della nostra memoria
Bibliografia

Perché festeggiamo il Natale il 25 dicembre

La decisione di stabilire nel 25 dicembre la data in cui celebrare la nascita di Gesù fu presa da Giulio I (papa dal 337 al 352), pochi anni dopo la storica decisione di Costantino che nel 313 aveva concesso la libertà di culto ai cristiani.
Questa data cadde non a caso nel giorno in cui veniva salutato dai pagani il solstizio d'inverno con feste e banchetti; ma i festeggiamenti per il riallungarsi delle giornate hanno origine ancora più antica: risalgono probabilmente agli Egizi, adoratori del dio Ra, ovvero del dio del sole.
Di sole parla anche Luca nel suo vangelo: "Verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte e a dirigere i nostri passi sulla via della pace" (Lc. 1,78-79).
Infine i Padri della Chiesa definivano anch'essi Gesù come "Sole di giustizia". È quindi chiara l'intenzione della Chiesa di sovrapporre una festa cristiana ad una pagana.
La data del 25 dicembre fu accettata anche dalla Chiesa Orientale nel 380.


La tradizione del Natale dal 400 al 1200

Fra il 432 e il 440 papa Sisto III trasferì a Roma alcuni dei frammenti ritenuti provenienti dalla santa culla e li pose nella basilica liberiana, che da allora fu dedicata alla Madonna in onore al dogma decretato dal Concilio di Efeso nel 431 in cui Maria è definita vera Madre di Dio. La basilica prese così il nome di Santa Maria Maggiore.
È proprio in questa chiesa che si sviluppò la tradizione della messa di mezzanotte a Natale, celebrazione ripresa da un'analoga usanza di Betlemme.
Dall'VIII secolo la nascita e la resurrezione di Cristo furono oggetto di sacre rappresentazioni in costume, tratte dai vangeli, passate dalle chiese alle piazze fino a coinvolgere intere cittadine. La religiosità di tali recite andò via via affievolendosi al punto che frati e preti tuonarono dai pulpiti contro questa volgarizzazione; lo fece nel 1207 anche Innocenzo III (cardinale Giovanni Lotario, papa dal 1198 al 1216) che giunse a proibire tali manifestazioni.


Francesco d'Assisi e la rappresentazione della Natività

Il 24 dicembre 1223 è una data importante per la tradizione del presepio.
Francesco d'Assisi arrivò a Greccio (RI) con l'inseparabile frate Leone e chiese a Onorio III (cardinale Cencio Savelli salito al soglio pontificio dal 1216 al 1227) una deroga al divieto di Innocenzo III che ottenne grazie all'appoggio di Giovanni Velita, generoso potente del luogo, che gli procurò animali, paglia e mangiatoia. La notte della vigilia, al suono delle campane, gli abitanti di Greccio furono convocati in una grotta in cui Francesco aveva pensato di far rivivere la nascita del Redentore. Gli abitanti arrivarono alla grotta a piedi, a cavallo, a dorso d'asino, inconsapevoli pastori della sacra cerimonia. Nella grotta il cardinale Ugolino, conte di Segni, celebrò la Messa circondato dagli animali e dalla gente ammutolita. La leggenda vuole che, mentre predicava alla folla, Francesco per un attimo vide il Bambino Gesù materializzarsi tra le sue braccia, come anche qualche testimone dichiarò di aver visto.
Francesco d'Assisi morì due anni dopo senza che la funzione fosse più ripetuta. Furono i frati francescani, sull'esempio del loro fondatore, a divulgare la tradizione del presepio tanto che dal 1986 Francesco d'Assisi ne è considerato il patrono universale.
L'episodio di Greccio divenne oggetto di un affresco rappresentato da Giotto nel grande ciclo sul Santo dipinto nella basilica superiore di Assisi (PG). Sull'esempio di Giotto molti artisti fecero del presepio un soggetto per le loro opere.


L'iconografia del presepio

Va sottolineato che l'ambientazione del presepio, com'è stata presentata nei secoli e come è giunta sino a noi, derivò dai vangeli apocrifi perché nei vangeli ufficiali non erano citati particolari dettagli. La presenza del bue e dell'asino, ad esempio, ebbe origine dal cosiddetto protovangelo di Giacomo. Anche il numero dei Magi fu piuttosto controverso. Fu definitivamente stabilito in tre, come i doni da loro offerti, da un decreto papale di Leone I Magno (papa dal 440 al 461, fu colui che a Peschiera incontrò e fermò Attila, il re degli Unni, intenzionato a conquistare e saccheggiare Roma), mentre prima di allora oscillava fra due e dodici.
Una delle più significative rappresentazioni, forse addirittura la più antica d'Italia, si deve ad Arnolfo di Cambio che nel 1289 realizzò le figure da mettere accanto alle reliquie della culla di Gesù in Santa Maria Maggiore a Roma.
Presepi primordiali sono segnalati nel 1324 nella cappella di casa Alagni ad Amalfi (SA) e nel 1370 nella dimora del nobile Vermerio di Limburgo, nei Paesi Bassi; probabilmente piccoli santuari eretti per custodire qualche immagine della Natività.
L'iconografia del presepio ebbe un impulso nel Quattrocento grazie ad alcuni grandi maestri della pittura: il Botticelli nell'Adorazione dei Magi (Firenze, Galleria degli Uffizi) raffigurò personaggi della famiglia Medici. Nel Quattrocento anche Luca e Andrea Della Robbia si cimentarono con le loro terrecotte in scene della Natività: per tutte valga quella del convento della Verna (AR). Un'altra terracotta robbiana, con sfondo affrescato da Benozzo Gozzoli, si trova nel duomo di Volterra (PI) e rappresenta i pastori e il corteo dei Magi.
Ben presto questo tipo di simbolismo fu ampiamente recepito a tutti i livelli, soprattutto all'interno delle famiglie, per le quali la rappresentazione della nascita di Gesù, con le statuine ed elementi tratti dall'ambiente naturale, diventò un rito irrinunciabile. Il presepio si affermò in tutto il mondo cristiano, soprattutto in Italia (in Toscana, a Napoli, in Sicilia e nel nord grazie ai Sacri Monti), tanto da assumere ben presto la connotazione di un'arte "minore".


I Sacri Monti

Nel 1482 il milanese padre Bernardino Caimi rientrò in patria dopo un lungo soggiorno in Palestina dov'era stato custode dei luoghi santi. Gli affidarono la comunità di Varallo Sesia (VC). Bernardino aveva però un sogno: riprodurre attorno ad una statua della Madonna che aveva portato dalla Terra Santa i luoghi più significativi della vita di Gesù. Nacque così il Sacro Monte di Varallo. Gaudenzio Ferrari ebbe il compito di realizzare in terracotta le statue per le scene, tra cui anche quella della Nascita.
Come a Varallo, anche a Varese fu realizzato un Sacro Monte. L'idea fu del frate cappuccino Gian Battista Aguggiari di Monza, che dal suo convento di Casbeno saliva due volte la settimana al convento delle suore presso la chiesa di Santa Maria del Monte per le mansioni del suo ministero. I lavori, iniziati nel dicembre 1604 sotto la direzione di Giuseppe Bernascone, detto il Mancino, furono completati solo nel 1680. La terza delle quindici cappelle del rosario fu dedicata al presepio. Le statue di questa cappella sono attribuite a Martino Retti di Viganello.
Per rimanere in Lombardia è da ricordare il presepio intagliato nel legno, datato 1480, opera di Giovanni De Lupis, custodito nella parrocchiale di Rivolta d'Adda (BG). Di poco successiva è la composizione lignea datata 1490, che si trova nella basilica di San Lorenzo a Mortara (PV), attribuita a Lorenzo di Mortara.
A Milano nella chiesa di San Marco è visibile il presepio settecentesco di Francesco Landonio con figure realizzate, anziché in legno o in terracotta, con cartone da dipingere e da ritagliare.
Il Concilio di Trento, conclusosi nel 1563, stabilì norme precise sul culto dei santi e delle reliquie, favorendo così la diffusione del presepio quale espressione della religiosità popolare.


Il presepe napoletano

Tra le varie tradizioni natalizie che ogni singola regione italiana può vantare vale la pena soffermarsi su quella napoletana che, come per tutta la locale cultura, trasferì nel presepio la fantasia tipica della popolazione partenopea.
Nel 1507 il lombardo Pietro Belverte scolpì a Napoli 28 statue per i frati di San Domenico Maggiore. Per la prima volta il presepio fu ambientato in una grotta di pietre vere, forse venute dalla Palestina, ed arricchito con una taverna.
Il XVI secolo registrò delle novità: Domenico Impicciati fu probabilmente il primo a realizzare delle statuine in terracotta ad uso privato. Uno dei personaggi, altra novità, prese le sembianze del committente, il nobile sorrentino Matteo Mastrogiudice della corte aragonese.
Nel 1534 arrivò a Napoli Gaetano da Thiene che aveva già dato prova di grande amore per il presepio in Santa Maria Maggiore a Roma. L'abilità di Gaetano accrebbe la popolarità del presepio e particolarmente apprezzato fu quello costruito nell'Ospedale degli Incurabili.
Si deve ai sacerdoti scolopi , nel primo ventennio del Seicento, il presepio barocco. Le statuine furono sostituite da manichini snodabili di legno, rivestiti di stoffe o di abiti. I primissimi manichini napoletani erano a grandezza umana per poi ridursi attorno ai settanta centimetri. Il presepio più famoso fu realizzato nel 1627 dagli scolopi alla Duchessa. La chiesa degli scolopi lo smontava ogni anno per rimontarlo il Natale successivo: anche questa fu un'innovazione perché fino ad allora i presepi erano fissi.
Nel 1640, grazie a Michele Perrone, i manichini conservarono testa ed arti di legno, ma furono realizzati con un'anima in filo di ferro rivestito di stoppa che consentì alle statue di assumere pose più plastiche.
Verso la fine del Seicento nacque la teatralità del presepio napoletano, arricchita dalla tendenza a mescolare il sacro con il profano, a rappresentare in ogni arte la quotidianità che animava piazzette, vie e vicoli. Apparvero nel presepio statue di personaggi del popolo come i nani, le donne con il gozzo, i pezzenti, i tavernari, gli osti, i ciabattini, ovvero la rappresentazione degli umili e dei derelitti, le persone tra le quali Gesù nasce.
Particolarmente significativa fu l'aggiunta dei resti di templi greci e romani per sottolineare il trionfo del cristianesimo sorto sulle rovine delle colonne pagane.
Nel Settecento il presepio napoletano visse la sua stagione d'oro, uscì dalle chiese dove era oggetto di devozione religiosa per entrare nelle dimore dell'aristocrazia. Nobili e ricchi borghesi gareggiarono per allestire impianti scenografici sempre più ricercati.
Giuseppe Sanmartino, forse il più grande scultore napoletano del Settecento, abilissimo a plasmare figure in terracotta, diede inizio ad una vera scuola di artisti del presepio.
Il frutto della loro arte furono quelle stesse statuine che noi ogni anno togliamo dagli scatoloni per animare, con la loro staticità, la scena del presepio; una staticità che emerge ancora una volta dal protovangelo di Giacomo dove è scritto che nell'istante della nascita di Gesù il mondo cadde per un attimo nell'immobilità e nel silenzio.
Si dice che la realizzazione del presepio sia un'arte minore, ma innumerevoli furono invece gli artisti (figurinisti, sarti, ceramisti, orafi e artigiani vari), peraltro poco noti e non citati dalla critica ufficiale, che crearono una vera e propria scuola. Tali artisti lasciarono tracce nella toponomastica di Napoli (vedi il Vico dei figuranti); quelli poveri furono detti forcellisti derivando tale nome da Forcella, il rione popolare dove operavano.
Il presepio napoletano ancora oggi continua a schierare personaggi della Notte Santa affiancati da quelli venuti da un'altra storia o dalla cronaca contemporanea: il presepio come specchio del mondo.


La festa dell'Epifania

Accanto alla rappresentazione del presepio, la tradizione popolare s'interessò anche alla festa dell'Epifania.
A livello popolare la festa fu tramandata come il ricordo solenne del giorno in cui i re Magi, guidati dalla cometa, si prostrarono davanti al Bambino per adorarlo.
La tradizione cristiana li ha identificati come sovrani provenienti dall'oriente. Abbiamo già visto come il loro numero venne stabilito da papa Leone I Magno, mentre l'uso dei nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre risale al IX secolo.
La leggenda narra che nel 315 sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, avesse rinvenuto i corpi dei Magi affidandoli a sant'Eustorgio, vescovo di Milano. Il trasporto delle preziose reliquie sarebbe stato effettuato con un carro trainato da alcuni buoi e da un lupo. Dopo molti anni e svariate vicissitudini, le salme approdarono a Milano, dove riposarono per otto secoli nella chiesa dedicata a sant'Eustorgio. Nel 1162 Federico Barbarossa, calato in Italia, ordinò al suo cancelliere arcivescovo Von Reinald Dassel di includerli nel bottino di guerra. I corpi dei viaggiatori biblici si fermarono per sempre in Germania, a Colonia. Nel 1903 una piccola parte delle reliquie ritornò nel capoluogo lombardo, grazie ai rapporti amichevoli dell'arcivescovo di Milano cardinal Ferrari col cardinale di Colonia, Fischer.
Un'altra leggenda lombarda, di origine varesina, vuole che durante il trasporto da Milano a Colonia i corpi dei re Magi siano transitati da Busto Arsizio, attraverso il borgo di via Savigo. Qui i bustocchi dedicarono loro una porta, abbattuta purtroppo nel 1880.
Ancora oggi, alla vigilia dell'Epifania, questi fatti sono ricordati a Busto Arsizio con una festa nel corso della quale viene acceso un falò nei pressi del borgo di via Savigo. Il giorno seguente prende il via un corteo in costume che commemora sia il viaggio dei Magi verso Betlemme che il trasferimento dei corpi a Colonia.
La devozione dei bustocchi nei confronti dei re Magi è inoltre legata a episodi della storia cittadina.
Nel 1407 il condottiero Ottobone III era deciso ad impossessarsi di Busto, ma i consoli e gli uomini della cittadina, secondo il costume del tempo, fecero voto ai re Magi di celebrare con particolare devozione la loro festa se essi avessero difeso la città dalla minaccia. L'assedio si risolse improvvisamente perché il condottiero, senza un motivo plausibile, trasferì altrove le sue truppe.
Nel febbraio 1408, davanti alle mura di Busto Arsizio si presentò un'ulteriore minaccia: Facino Cane, condottiero che aveva militato al servizio dei Visconti, era convinto che, conquistata Busto Arsizio, tutto il Seprio gli si sarebbe sottomesso.
La leggenda dice che i re Magi sarebbero apparsi minacciosi a Facino Cane, costringendolo a retrocedere senza poter effettuare le sperate scorrerie in cerca di bottino.


Il presepio nell'arte

Fin dalle origini del cristianesimo si avvertì la necessità di rendere maggiormente comprensibili a tutti gli episodi della vita di Gesù, raffigurandoli con dipinti e affreschi.
Una delle più classiche iconografie utilizzate fu quella dell'Adorazione dei Magi.
Nel 1525 Benardino Luini iniziò presso il santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno un ciclo d'affreschi con un'Adorazione dei Magi ambientata in un paesaggio montano ed eseguì un'Adorazione dei Magi e un'Adorazione dei pastori nel duomo di Como. Entrambe le opere facevano parte delle ante che coprivano l'ancona lignea della chiesa di Sant'Abbondio, appunto il duomo di Como, eseguite nel 1514.
Sono da ricordare anche gli affreschi che si trovano in Santa Maria foris Portas a Castelseprio. Le scene rappresentate, che si fanno risalire al IX secolo, s'ispirano ai vangeli apocrifi (protovangelo di Giacomo e vangelo dello pseudo Matteo). Sempre proveniente da Santa Maria foris Portas è un'Adorazione del Bambino che si ritiene del XV secolo, strappata nel 1936 e attualmente conservata nella chiesa di San Martino a Carnago.
Una Natività e un'Adorazione dei Magi con corteo di animali esotici, opere di Giovan Paolo Lomazzo, si trovano nella chiesa di Santa Maria la Nova a Caronno Pertusella.
Altri affreschi che raffigurano l'Adorazione dei Magi si trovano in Santa Maria di Piazza a Busto Arsizio (opera di Giovan Battista della Cerva, eseguito intorno al 1542) e nella chiesa di Santa Croce a Gazzada, ma proveniente dall'oratorio di San Bernardino (opera di Francesco De Tatti degli inizi del Cinquecento).
Ancora da segnalare un'Adorazione dei Magi affrescata nella chiesa di San Giacomo a Gerenzano, attribuita ad un pittore milanese del secondo decennio del XVI secolo. Nella stessa chiesa è affrescata una Madonna annunziata che, come la Madonna ritratta nell'Adorazione dei Magi, richiama in modo significativo, per la sua posizione inginocchiata, la posizione delle mani, l'inclinazione del capo ed i dettagli dei capelli, la Madonna tra i santi Sebastiano e Rocco affrescata nella chiesa di San Michele a Venegono Inferiore (parete di destra).
In San Michele la lunetta sulla parete superiore del portico d'ingresso presenta un'Adorazione dei Magi realizzata da un pittore probabilmente di poca importanza, ma ugualmente significativa della devozione dei venegonesi alla festa dell'Epifania.


Per saperne di più

Per approfondire ulteriormente le origini del Presepio e le differenti tradizioni presepistiche delle regioni italiane ed europee è possibile accedere alla sezione relativa alla tesi di laurea, discussa nel febbraio 2009 dalla venegonese Elisa Bartolomei, scaricando il .pdf del Capitolo 1.
Elisa, iscritta al corso di laurea in Esperto Linguistico d’impresa della Facoltà di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con questo lavoro ufficializza la valenza culturale del Presepio vivente di Venegono Inferiore riconoscendola in una tesi di laurea.
La tesi, dal titolo Il turismo religioso minore: i presepi a Venegono (1960-2000), analizza dapprima la storia del Presepio dalle sue origini ai giorni nostri con riferimenti dettagliati sia in Italia che in Europa e si sofferma poi in modo particolare sul presepio dei Missionari Comboniani di Venegono Superiore (VA) e su quello vivente dei presepiatt di Venegono Inferiore (VA).
Dall’introduzione (scarica il .pdf dell’introduzione) si riporta una frase emblematica che serve per capire appieno il tema su cui è incentrato il lavoro: “Questo fenomeno può essere considerato come un tipo particolare di turismo religioso che si discosta da quello classico che considera chiese, abbazie, santuari, luoghi sacri come mete visitabili durante tutto l’arco dell’anno; infatti questo è un fenomeno stagionale, in quanto si verifica solo nel periodo limitato alle festività natalizie e la meta è una rappresentazione dello spirito natalizio, che si discosta da quello commerciale che sta prevalendo negli ultimi anni, rappresentato in due modi differenti, l’uno, a Venegono Inferiore, in modo più teatrale con persone che lo recitano, l’altro, a Venegono Superiore, in modo più tematico, che invita le persone a riflettere su ciò che sta accadendo nel mondo che ci circonda”.


Tanti presepi, tutti da visitare

Come abbiamo visto il presepio ha una tradizione secolare che è ancora ben radicata ai giorni nostri e numerose sono le iniziative sorte per perpetuare il ricordo della nascita di Gesù. Citiamo le più importanti nelle zone a noi vicine.
Uno dei maggiori musei del presepio è in Lombardia, a Brembo di Dalmine (BG), fondato da don Giacomo Piazzoli.
Tra le associazioni di Amici del presepio merita una menzione la sezione di Groppello d'Adda (BS).
In terra piemontese un accenno è d'obbligo alla Mostra permanente del presepio allestita presso il santuario di Oropa (BI).
Tra le iniziative dedicate al presepio, nelle zone più vicine a Venegono, è da sottolineare quella di Albusciago di Sumirago dove don Adelio Pedelli (parroco dal 1964 al 1967) ha creato un museo dedicato a questo genere artistico, raccogliendo in esposizione permanente circa trecento presepi provenienti da tutto il mondo.
Famoso nella nostra zona è altresì il presepio che i Missionari Comboniani, da oltre cinquant'anni, allestiscono nella loro sede di Venegono Superiore con perseveranza e dedizione. I temi sviluppati prestano molta attenzione alle problematiche sociali con particolare riferimento a quelle del terzo mondo.
Degno di nota è anche il presepe sommerso di Laveno: 43 statue in pietra di Vicenza sono posate sul fondo del Lago Maggiore antistante la cittadina. Suggestiva è la deposizione del Bambino Gesù ad opera di sommozzatori.
Nel paese di Vinago di Mornago dal 1979 si dà vita ad un Presepio vivente la cui connotazione principale consiste nel coinvolgimento e nella partecipazione della gente alla manifestazione: la serie di quadri sacri rappresentati vede, infatti, impegnati almeno 120 dei 500 abitanti del paese.
Anche a Bedero Valtravaglia in occasione del Natale ha luogo un Presepio vivente che sfrutta la spettacolarità dell'ambiente naturale per narrare le vicende della nascita di Gesù.
A Bedero come a Vinago la coralità della partecipazione popolare sottolinea come il Presepio vivente sia un'adesione al messaggio di Cristo che si fa uomo tra noi, più che uno spettacolo raffinato e suggestivo.


Il presepio della nostra memoria

La storia del presepio non è stata scritta solamente da artisti famosi e da grandi avvenimenti. C'è una storia fatta di episodi più semplici e modesti… è la storia del presepio che c'è in ognuno di noi.
Qualcuno di noi, soprattutto gli anziani, ricorda ancora il girovagare nei boschi alla ricerca del muschio più soffice da utilizzare come manto erboso, della roccia più somigliante a una montagna per sistemarvi il castello di re Erode oppure del ciocco più contorto adatto a farvi nascere Gesù Bambino.
Accanto alla ricerca del materiale naturale per la realizzazione del presepio, i più abili adottano soluzioni e tecniche fantasiose per costruire l'ambientazione della Natività: grotte e montagne di gesso, segatura per simulare la sabbia del deserto, carta stagnola per fiumi e laghi.
Con l'andare degli anni, il presepio casalingo si arricchisce di luci colorate, di piccoli congegni che danno movimento alle statuine e alle ruote dei mulini; spesso questi presepi comprendono fiumi, cascate e fontane realizzate con acqua mossa da piccole pompe.
Ancora oggi i più affezionati allestiscono il loro presepio con statuine rigorosamente in gesso o cartapesta, rifiutando quelle più moderne in plastica perché meno espressive. Si acquistano o si costruiscono case e accessori (il ponte, il pozzo, il fuoco, ecc.) realizzati con i materiali più naturali quali sughero, cortecce e rami contorti…
Tutti noi ricordiamo con nostalgia almeno uno dei presepi realizzati in gioventù ed è forse per questa passione che un gruppo di volontari, trent'anni fa, ha voluto iniziare l'avventura che ci proponiamo di raccontarvi nelle prossime pagine.


Bibliografia:

BONDIOLI, Pio, Storia di Busto Arsizio, Varese, La Tipografica Varese, 1987.
CAPOZZI, M. D., Il Cardinale Andrea C. Ferrari Arcivescovo di Milano, Milano, Istituto di Propaganda Libraria, 1954.
COTTINI, Paolo, Di Festa in Festa. Sagre e tradizioni popolari nel Varesotto, Varese, Lativa, 1991.
GARGANO, Pietro, Il Presepio. Otto secoli di storia, arte, tradizione, Milano, Fenice 2000, 1995.
GREGORI, Mina, Pittura a Como e nel Canton Ticino dal Mille al Settecento, Milano, Cariplo Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde S.p.A., 1994.
GREGORI, Mina, Pittura tra Ticino e Olona. Varese e la Lombardia nord-occidentale, Milano, Cariplo Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde S.p.A., 1992.

 

 

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